Intervista al Cantautore Giancane “La memoria va coltivata” – Di Claudio Palumbo

Il 25 aprile fu ospite a Casa Cervi, quest’anno lo aspettiamo al Parco del Senio di Bagnacavallo il 3 maggio.

Giancarlo Barbati Bonanni in arte Giancane nasce a Roma nel 1980. Fondatore ed ex chitarrista del gruppo folk Il Muro del canto, nel 2015 esce il suo primo album da solista dal titolo “Una vita al top”, contente alcuni pezzi che ancora adesso risultano tra i più amati dal suo pubblico.

Nel 2017 viene pubblicato il suo secondo album, “Ansia e Disagio”, che lo fa definitivamente affermare come uno dei cantautori più dissacranti e provocanti del panorama musicale italiano. In questo album è presente “Ipocondria”, brano che viene scelto da Zerocalcare, tre anni dopo, come sigla della serie animata Rebibbia Quarantine, trasmessa nel periodo della quarantena dal programma tv Propaganda Live.

La collaborazione con Zerocalcare gli permette di arrivare a un pubblico più vasto. Altri due suoi brani, “Strappati lungo i bordi” e “Sei in un paese meraviglioso” diventano le sigle delle due serie tv del fumettista su Netflix, e nel 2023 esce il suo ultimo album, dal titolo “Tutto male”.

Centinaia sono i concerti che Giancane ha tenuto in tutta Italia e il 3 maggio avremo l’onore di ospitarlo a Masiera di Bagnacavallo per il suo live che si preannuncia un vero e proprio evento per il nostro Parco del Senio. Lo abbiamo incontrato in anteprima e gli abbiamo fatto alcune domande.

Che rapporto hai con l’ANPI? Nel 2025 ha senso ancora parlare di fascismo?

L’ANPI fa un lavoro fondamentale, perché la memoria va coltivata, non archiviata o rivisitata. E sì, ha ancora senso parlare di fascismo. Magari non nella forma del passato, perché non è solo una parola legata alla storia, ma un atteggiamento, un modo di pensare che torna sempre sotto nuove forme. Ne abbiamo esempi lampanti sia in casa che fuori casa. Finché ci saranno rigurgiti neofascisti, revisionismo e derive autoritarie, bisogna continuare a parlarne perché, di questi tempi, anche la libertà di parola e di pensiero mi sembrano a rischio.

Nella tua canzone “Adotta un fascista” la tua arma per combattere questo fenomeno è l’ironia. Ma non si rischia, prendendoli in giro, di sottovalutare il pericolo che questi rigurgiti neofascisti possono avere?

L’ironia non è mai sottovalutazione. È un’arma potentissima perché smonta la retorica, ridicolizza il nemico e lo priva della sua presunta serietà. Il fascismo si nutre di paura, di ignoranza e di rabbia, ma se lo prendi per il culo lo svuoti di quell’aura di potenza che cerca di costruirsi. Poi, chiaro, servono anche altri strumenti il tutto va abbinato alla cultura in primis, all’aggregazione e alla presenza nelle piazze.

Il tuo stile musicale è spesso ironico e provocatorio, quali sono le critiche che hai ricevuto più spesso? Se e quanto ti hanno pesato?

Sì, devo dire che ho avuto delle beghe che si sono risolte, ovviamente, in un niente di fatto. Poi c’è anche il fatto che ironizzo su cose su cui non si dovrebbe ironizzare. Ma l’ironia è libertà. Se inizi a censurarti, sei fregato. Mi hanno pesato? Un po’, soprattutto all’inizio, ma poi ho capito che se dai peso a tutte le critiche smetti di scrivere.

Sicuramente tra le critiche che possono averti fatto, non c’è quella di essere “buonista”. Il politicamente corretto non è un argomento presente nei tuoi testi. Ma cos’è che Giancarlo odia veramente?

L’ipocrisia, l’egoismo, la finta indignazione, il perbenismo di facciata. Odio chi si scandalizza per una parolaccia e poi chiude gli occhi davanti, chessò, ad un genocidio. È che molte persone vogliono una musica rassicurante, quando invece il suo compito è anche altro e vorrei fare anche questo “altro”.

Nella tua produzione musicale tratti varie tematiche sociali, partendo però spesso da tue esperienze di vita, dal tuo “Disagio”, dalla tua “Ipocondria”. Qual è a tuo avviso, se c’è, il ruolo sociale dell’artista al giorno d’oggi?

L’artista non ha un dovere, ma ha una responsabilità: raccontare il mondo per come lo vede. Può farlo in modo serio o cazzone, con poesia o con violenza, ma deve essere sincero. Io scrivo quello che vivo e se nelle mie canzoni c’è tutto quello che non mi piace è per accendere una piccola luce su qualcosa che non va.

In “Sei in un paese meraviglioso” la critica sociale è ancora più evidente, soprattutto una critica all’ipocrisia che pervade il nostro paese. Sembra quasi che su certe tematiche il paese sia narcotizzato. Questa cosa si riflette anche nel mondo della musica attuale?

Sì e il problema è che la musica rispecchia la società. Se la gente è anestetizzata, anche la musica lo diventa. Certo, c’è ancora chi scrive cose forti, ma spesso restano nicchie. Il mainstream punta su roba che non disturba, che non fa pensare troppo. Ma non è un problema solo della musica, è il nostro tempo che funziona così. E bisogna comunque capirlo e, soprattutto, capire come intervenire.

In qualità di produttore musicale, pensi che ci possa essere una via d’uscita? Come vedi il futuro prossimo della musica italiana?

La via d’uscita c’è sempre, perché alla lunga la gente si stufa della roba sempre uguale. Però serve coraggio. Serve qualcuno che tiri fuori dischi scomodi, che dica le cose senza paura di perdere stream. Il Sanremo di quest’anno ne è stato un piccolo esempio, sempre calcolando il tipo di festival che è, ma avere un Lucio Corsi al secondo posto è un bel segnale per ciò che rappresenta. Un po’ di genuinità forse la stiamo ricercando.

Qual è un brano scritto da altri che avresti voluto scrivere tu e perché?

Ce ne sono tanti, ma forse direi L’Avvelenata di Guccini. Perché è una sfuriata onesta, senza filtri, e dentro c’è tutto: rabbia, ironia, stanchezza. È uno sfogo sincero, e la sincerità è la cosa più difficile da mettere in musica.

Prossimi tuoi progetti? C’è un nuovo album in cantiere?

Sì, quest’estate porteremo un giro un tour poi mi chiuderò in studio da ottobre. Penso che uscirà un disco ma non mi metto pressione inutile.

Per concludere, fai un saluto ai lettori di “Resistenza Libertà”? Cosa ci dobbiamo aspettare dal tuo live del 3 maggio?

Ciao a tutte e tutti! Ci vediamo il 3 maggio con un concerto un po’ diverso dal solito!

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