La nostra storia

Home › Chi siamo › Storia

La memoria che resiste

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) nasce nel 1944 per riunire e rappresentare i combattenti della Resistenza italiana. Oggi, l’ANPI continua a difendere i valori della libertà, della democrazia e della giustizia sociale, promuovendo la memoria storica e contrastando ogni forma di fascismo e discriminazione.

Con una rete diffusa su tutto il territorio nazionale, l’ANPI organizza eventi, incontri culturali e iniziative educative per sensibilizzare le nuove generazioni sull’importanza della Costituzione e dei diritti civili.

Dal 1940 a oggi

1944 - 1945

L’ANPI (Associaione Nazionale Partigiani d’Italia) fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista.
Il 4 giugno 1945, con la liberazione del nord, venne costituita a Milano l’ANPI – Comitato Alta Italia. Ad entrare a far parte della Presidenza furono i componenti del Comando Generale del CVL, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell’unità della Resistenza anche nell’ANPI: Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri, Luigi Longo, Enrico Mattei, Giovanni Battista Stucchi, Mario Argenton. Nel Comitato esecutivo figuravano Arrigo Boldrini “Bulow”, Cino Moscatelli e Guido Mosna.

Il 27 giugno 1945, il Comitato provvisorio dell’ANPI di Roma e il Comitato Alta Italia si fusero dando vita all’ANPI Nazionale. L’Associazione ebbe una sua rappresentanza alla Consulta Nazionale i cui lavori si svolsero tra il settembre 1945 e il referendum istituzionale dell’anno successivo.

1944 - 1945

L’ANPI (Associaione Nazionale Partigiani d’Italia) fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista.
Il 4 giugno 1945, con la liberazione del nord, venne costituita a Milano l’ANPI – Comitato Alta Italia. Ad entrare a far parte della Presidenza furono i componenti del Comando Generale del CVL, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell’unità della Resistenza anche nell’ANPI: Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri, Luigi Longo, Enrico Mattei, Giovanni Battista Stucchi, Mario Argenton. Nel Comitato esecutivo figuravano Arrigo Boldrini “Bulow”, Cino Moscatelli e Guido Mosna.

Il 27 giugno 1945, il Comitato provvisorio dell’ANPI di Roma e il Comitato Alta Italia si fusero dando vita all’ANPI Nazionale. L’Associazione ebbe una sua rappresentanza alla Consulta Nazionale i cui lavori si svolsero tra il settembre 1945 e il referendum istituzionale dell’anno successivo.

1945 - 1950

Nello Statuto erano evidenziati gli scopi operativi che la struttura si era prefissata. Tra questi: Restituire al Paese piena libertà e favorire un regime di democrazia per impedire il ritorno di qualsiasi forma di tirannia. Valorizzare il contributo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani. Far valere il diritto dei partigiani, acquisito, di partecipare in prima linea alla ricostruzione del Paese. Promuovere la creazione di centri e organismi di produzione e di lavoro per lenire la disoccupazione.
Questo ultimo punto fu realizzato grazie alla creazione, dal 1948, di Convitti-Scuola Rinascita che miravano a qualificare professionalmente giovani ex partigiani e orfani dei caduti. Molti resistenti furono eletti nell’Assemblea Costituente e diedero un importante contributo alla redazione della Costituzione della Repubblica, entrata in vigore il 1 gennaio 1948. Anche per questo si può dire davvero che “La costituzione è nata dalla Resistenza”. Nel corso del primo Congresso del 1947 – dove fu nominato Presidente Nazionale il ravennate Arrigo Boldrini “Bulow”, prima medaglia d’oro al V.M. della Resistenza, restato in carica fino al 2006 – venne ribadito l’impegno della Resistenza a consolidare le Istituzioni e sottolineato che l’antifascismo doveva essere inteso come lotta contro chi minacciava le libertà individuali, negava la giustizia sociale e discriminava i cittadini. Il Congresso registrò il favore di alte personalità politiche come Umberto Terracini e Palmiro Togliatti.
L’Associazione, in origine unitaria, subì inevitabilmente le conseguenze dello scontro politico che divise le forze protagoniste della Resistenza, a seguito dell’inizio della “guerra fredda”, che comportò la caduta del Governo di Unità Nazionale, e con le elezioni del 1948, l’affermarsi di governi “centristi” da cui le sinistre vennero escluse. Sorsero quindi anche altre Associazioni Partigiane, anche se il filo unitario costruito durante la Resistenza non si interruppe mai.
A partire dal 1948 venne avviata una campagna di vere e proprie persecuzioni contro i partigiani, che l’ANPI fronteggiò con vigore. Furono ben 830 i combattenti per la libertà che subirono processi. L’Associazione promosse allora la costituzione dei Comitati di Solidarietà Democratica, di difesa e sostegno ai partigiani perseguitati. Nel contempo venne chiesto lo scioglimento del neofascista MSI e il riconoscimento ufficiale del CVL come corpo appartenente alle Forze Armate. Questo riconoscimento giunse solamente nel 1958, con la legge n. 285, e fu un provvedimento di notevole importanza perché stabiliva definitivamente che la Resistenza era stata una preziosa comprimaria, responsabile e organizzata: un esercito, a tutti gli effetti. 

1945 - 1950

Nello Statuto erano evidenziati gli scopi operativi che la struttura si era prefissata. Tra questi: Restituire al Paese piena libertà e favorire un regime di democrazia per impedire il ritorno di qualsiasi forma di tirannia. Valorizzare il contributo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani. Far valere il diritto dei partigiani, acquisito, di partecipare in prima linea alla ricostruzione del Paese. Promuovere la creazione di centri e organismi di produzione e di lavoro per lenire la disoccupazione.
Questo ultimo punto fu realizzato grazie alla creazione, dal 1948, di Convitti-Scuola Rinascita che miravano a qualificare professionalmente giovani ex partigiani e orfani dei caduti. Molti resistenti furono eletti nell’Assemblea Costituente e diedero un importante contributo alla redazione della Costituzione della Repubblica, entrata in vigore il 1 gennaio 1948. Anche per questo si può dire davvero che “La costituzione è nata dalla Resistenza”. Nel corso del primo Congresso del 1947 – dove fu nominato Presidente Nazionale il ravennate Arrigo Boldrini “Bulow”, prima medaglia d’oro al V.M. della Resistenza, restato in carica fino al 2006 – venne ribadito l’impegno della Resistenza a consolidare le Istituzioni e sottolineato che l’antifascismo doveva essere inteso come lotta contro chi minacciava le libertà individuali, negava la giustizia sociale e discriminava i cittadini. Il Congresso registrò il favore di alte personalità politiche come Umberto Terracini e Palmiro Togliatti.
L’Associazione, in origine unitaria, subì inevitabilmente le conseguenze dello scontro politico che divise le forze protagoniste della Resistenza, a seguito dell’inizio della “guerra fredda”, che comportò la caduta del Governo di Unità Nazionale, e con le elezioni del 1948, l’affermarsi di governi “centristi” da cui le sinistre vennero escluse. Sorsero quindi anche altre Associazioni Partigiane, anche se il filo unitario costruito durante la Resistenza non si interruppe mai.
A partire dal 1948 venne avviata una campagna di vere e proprie persecuzioni contro i partigiani, che l’ANPI fronteggiò con vigore. Furono ben 830 i combattenti per la libertà che subirono processi. L’Associazione promosse allora la costituzione dei Comitati di Solidarietà Democratica, di difesa e sostegno ai partigiani perseguitati. Nel contempo venne chiesto lo scioglimento del neofascista MSI e il riconoscimento ufficiale del CVL come corpo appartenente alle Forze Armate. Questo riconoscimento giunse solamente nel 1958, con la legge n. 285, e fu un provvedimento di notevole importanza perché stabiliva definitivamente che la Resistenza era stata una preziosa comprimaria, responsabile e organizzata: un esercito, a tutti gli effetti. 

Anni '50

Dopo il 1950 le persecuzioni si attenuarono e si poté continuare con più forza l’azione politica per cui i partigiani si erano associati. Con il Congresso del 1952 l’ANPI – nella cui Presidenza onoraria figurava anche Sandro Pertini, carica che rivestì per vari decenni – ingaggiò una grande battaglia a favore della pace e contro il riarmo tedesco. Tanti e illustri gli interventi. Tra questi quello di Enrico Molè, Vice Presidente del Senato. 

Il 1952 è anche l’anno dell’inizio delle pubblicazioni del mensile Patria Indipendente, periodico ufficiale dell’Associazione, che negli anni ha costituito un validissimo punto di riferimento nazionale per la conoscenza della storia della Resistenza. Nelle pagine di questo giornale sono corse anche le vicende centrali dell’attualità del Paese. 

Un impegno importante è stato anche la valorizzazione del contributo delle Forze Armate alla Guerra di Liberazione e, successivamente, alla garanzia dell’ordine democratico e alla salvaguardia della libertà nei Paesi di tutto il mondo. 

Anni '50

Dopo il 1950 le persecuzioni si attenuarono e si poté continuare con più forza l’azione politica per cui i partigiani si erano associati. Con il Congresso del 1952 l’ANPI – nella cui Presidenza onoraria figurava anche Sandro Pertini, carica che rivestì per vari decenni – ingaggiò una grande battaglia a favore della pace e contro il riarmo tedesco. Tanti e illustri gli interventi. Tra questi quello di Enrico Molè, Vice Presidente del Senato. 

Il 1952 è anche l’anno dell’inizio delle pubblicazioni del mensile Patria Indipendente, periodico ufficiale dell’Associazione, che negli anni ha costituito un validissimo punto di riferimento nazionale per la conoscenza della storia della Resistenza. Nelle pagine di questo giornale sono corse anche le vicende centrali dell’attualità del Paese. 

Un impegno importante è stato anche la valorizzazione del contributo delle Forze Armate alla Guerra di Liberazione e, successivamente, alla garanzia dell’ordine democratico e alla salvaguardia della libertà nei Paesi di tutto il mondo. 

Anni '60

Conseguentemente al grande moto popolare del giugno-luglio 1960 per cacciare il governo Tambroni sostenuto dai fascisti del MSI, il Consiglio Federativo della Resistenza, costituito l’anno precedente e che mirava a riunire le diverse anime partigiane (ANPI, FIAP, FIVL Federazione Italiana Volontari della Libertà) per difendere i valori costituzionali, diede nuovo impulso unitario all’antifascismo come valore condiviso da un ampio arco di forze sociali e politiche.
Negli anni ciao ’60 è continuata l’attenzione dell’Associazione – con frequenti interventi e prese di posizione – a tutti i grandi temi nazionali e internazionali, che hanno coinvolto le istituzioni ed il vivere sociale. Da segnalare, tra le tante iniziative, la Conferenza del 9 marzo 1965 – indetta dall’ANPI – dal titolo “La solidarietà degli antifascisti italiani al popolo spagnolo in lotta per la libertà” contro il regime franchista e poi la celebrazione della “Giornata della donna nella Resistenza” intesa a valorizzare fortemente il ruolo prezioso delle partigiane nella lotta di Liberazione.
 

Anni '60

Conseguentemente al grande moto popolare del giugno-luglio 1960 per cacciare il governo Tambroni sostenuto dai fascisti del MSI, il Consiglio Federativo della Resistenza, costituito l’anno precedente e che mirava a riunire le diverse anime partigiane (ANPI, FIAP, FIVL Federazione Italiana Volontari della Libertà) per difendere i valori costituzionali, diede nuovo impulso unitario all’antifascismo come valore condiviso da un ampio arco di forze sociali e politiche.
Negli anni ciao ’60 è continuata l’attenzione dell’Associazione – con frequenti interventi e prese di posizione – a tutti i grandi temi nazionali e internazionali, che hanno coinvolto le istituzioni ed il vivere sociale. Da segnalare, tra le tante iniziative, la Conferenza del 9 marzo 1965 – indetta dall’ANPI – dal titolo “La solidarietà degli antifascisti italiani al popolo spagnolo in lotta per la libertà” contro il regime franchista e poi la celebrazione della “Giornata della donna nella Resistenza” intesa a valorizzare fortemente il ruolo prezioso delle partigiane nella lotta di Liberazione.
 

1970 - 1975

Gli anni ’60 si chiudono con l’avvio tragico della strategia della tensione (strage di Milano 12 dicembre 1969), e da quel momento l’ANPI è in prima fila nel combattere, in modo unitario con le altre associazioni antifasciste, il terrorismo stragista fascista, e negli anni successivi il sorgere di un pericoloso “terrorismo rosso”, entrambi, da fonti opposti, con l’obiettivo di minare le istituzioni democratiche.
L’avvio degli anni ’70 porta una notizia entusiasmante per l’ANPI e l’intero universo antifascista e democratico: la nomina a Capo di Stato Maggiore della Difesa del Generale Enzo Marchesi, ex partigiano. 

Nel 1971, quindi, per il venticinquennale della Repubblica, l’Associazione diffuse un importante documento contenente un significativo riferimento alle Forze Armate. In un passaggio si dichiarava: «Le Forze Armate italiane oggi possono guardare l’avvenire con la certezza di rappresentare tutta la Nazione, tutte le forze democratiche nell’ambito della lealtà costituzionale, poiché esse sono e debbono essere al servizio non di una fazione, come accadde durante il fascismo, ma di tutto un popolo».

1970 - 1975

Gli anni ’60 si chiudono con l’avvio tragico della strategia della tensione (strage di Milano 12 dicembre 1969), e da quel momento l’ANPI è in prima fila nel combattere, in modo unitario con le altre associazioni antifasciste, il terrorismo stragista fascista, e negli anni successivi il sorgere di un pericoloso “terrorismo rosso”, entrambi, da fonti opposti, con l’obiettivo di minare le istituzioni democratiche.
L’avvio degli anni ’70 porta una notizia entusiasmante per l’ANPI e l’intero universo antifascista e democratico: la nomina a Capo di Stato Maggiore della Difesa del Generale Enzo Marchesi, ex partigiano. 

Nel 1971, quindi, per il venticinquennale della Repubblica, l’Associazione diffuse un importante documento contenente un significativo riferimento alle Forze Armate. In un passaggio si dichiarava: «Le Forze Armate italiane oggi possono guardare l’avvenire con la certezza di rappresentare tutta la Nazione, tutte le forze democratiche nell’ambito della lealtà costituzionale, poiché esse sono e debbono essere al servizio non di una fazione, come accadde durante il fascismo, ma di tutto un popolo».

1975 - 1980

Una grande battaglia che ha connotato e permeato la vita dell’ANPI in questi anni è stata quella contro il terrorismo. In un convegno, organizzato il 17 novembre 1977, la posizione fu netta: «I Partigiani, che hanno combattuto con le armi in pugno per sconfiggere il terrore fascista e nazista, per conquistare la pace, la libertà e la democrazia, esprimono tutta la loro esecrazione nei confronti di chi vigliaccamente colpisce inermi cittadini per seminare sgomento e rovesciare le Istituzioni conquistate con tanti sacrifici». 

Gli anni ’70 si chiudono con un avvenimento storico: l’elezione a Presidente della Repubblica, nel 1978, di Sandro Pertini, valoroso partigiano e membro della Presidenza Onoraria dell’ANPI. C’è da dire che non poche furono le figure del mondo delle Istituzioni a svolgere ruoli di dirigenza all’interno dell’Associazione: ricordiamo per tutti, oltre al già citato Pertini, Ettore Gallo, Presidente della Corte Costituzionale dal 1991 al 1992, Lionello Levi Sandri, Commissario Europeo dal 1961 al 1970 e Presidente del Consiglio di Stato, Leonetto Amadei, Presidente della Corte Costituzionale dal 1979 al 1981 e Andrea Viglione, Capo di Stato Maggiore della Difesa dal 1975 al 1978. 

1975 - 1980

Una grande battaglia che ha connotato e permeato la vita dell’ANPI in questi anni è stata quella contro il terrorismo. In un convegno, organizzato il 17 novembre 1977, la posizione fu netta: «I Partigiani, che hanno combattuto con le armi in pugno per sconfiggere il terrore fascista e nazista, per conquistare la pace, la libertà e la democrazia, esprimono tutta la loro esecrazione nei confronti di chi vigliaccamente colpisce inermi cittadini per seminare sgomento e rovesciare le Istituzioni conquistate con tanti sacrifici». 

Gli anni ’70 si chiudono con un avvenimento storico: l’elezione a Presidente della Repubblica, nel 1978, di Sandro Pertini, valoroso partigiano e membro della Presidenza Onoraria dell’ANPI. C’è da dire che non poche furono le figure del mondo delle Istituzioni a svolgere ruoli di dirigenza all’interno dell’Associazione: ricordiamo per tutti, oltre al già citato Pertini, Ettore Gallo, Presidente della Corte Costituzionale dal 1991 al 1992, Lionello Levi Sandri, Commissario Europeo dal 1961 al 1970 e Presidente del Consiglio di Stato, Leonetto Amadei, Presidente della Corte Costituzionale dal 1979 al 1981 e Andrea Viglione, Capo di Stato Maggiore della Difesa dal 1975 al 1978. 

Anni '80

Gli anni ’80 si aprono per l’ANPI con la denuncia forte contro le malefatte della loggia P2 e il pernicioso intreccio tra terrorismo e mafia. E contro la corruzione politica. Scriveva proprio Leonetto Amadei in un editoriale pubblicato sul numero del 25 aprile 1983 di Patria Indipendente: «Ci si trova di fronte alla manifestazione di un tumore maligno che appesta e distrugge l’elemento principe per cui si ritiene valida e apprezzabile la guida di un Paese, vale a dire la fiducia verso chi conduce politicamente la collettività o la amministra in modo che appaia giovevole il mantenimento delle redini in quelle mani». Il 1988 ha visto l’Associazione impegnata nella realizzazione di una grande manifestazione, alla presenza del Capo dello Stato Francesco Cossiga, in occasione del quarantesimo anniversario della Costituzione Repubblicana. Da segnalare inoltre il 4 e 5 marzo a Perugia il Convegno “Costituzione-Forze Armate” e lo speciale di Patria Indipendente – ripreso ed elogiato poi anche dalla Rivista Militare – sul 4 novembre, per la Giornata delle Forze Armate. 

In totale gli anni ’80 registrano ben 49.000 iniziative dell’ANPI. 

Anni '80

Gli anni ’80 si aprono per l’ANPI con la denuncia forte contro le malefatte della loggia P2 e il pernicioso intreccio tra terrorismo e mafia. E contro la corruzione politica. Scriveva proprio Leonetto Amadei in un editoriale pubblicato sul numero del 25 aprile 1983 di Patria Indipendente: «Ci si trova di fronte alla manifestazione di un tumore maligno che appesta e distrugge l’elemento principe per cui si ritiene valida e apprezzabile la guida di un Paese, vale a dire la fiducia verso chi conduce politicamente la collettività o la amministra in modo che appaia giovevole il mantenimento delle redini in quelle mani». Il 1988 ha visto l’Associazione impegnata nella realizzazione di una grande manifestazione, alla presenza del Capo dello Stato Francesco Cossiga, in occasione del quarantesimo anniversario della Costituzione Repubblicana. Da segnalare inoltre il 4 e 5 marzo a Perugia il Convegno “Costituzione-Forze Armate” e lo speciale di Patria Indipendente – ripreso ed elogiato poi anche dalla Rivista Militare – sul 4 novembre, per la Giornata delle Forze Armate. 

In totale gli anni ’80 registrano ben 49.000 iniziative dell’ANPI. 

Anni '90 - oggi

Dal 1990 ad oggi, l’Associazione ha affrontato, con la solita e solida fedeltà alle Istituzioni democratiche nonché determinazione morale, le tante questioni nazionali che hanno caratterizzato questi due decenni. Da “Tangentopoli” alle offensive mafiose, alla grande battaglia contro i gravi tentativi di modifica della Carta Costituzionale, che portò all’esito vittorioso del referendum del 2006, fino alla dura opposizione nel 2009 al progetto di legge 1360 – poi bloccato – con cui il Governo intendeva equiparare i repubblichini di Salò (un esercito irregolare, oltreché subordinato ai nazisti nei loro crimini) ai partigiani. E, da ultimo, la battaglia, condotta con esito positivo nell’agosto 2011, per ripristinare le festività civili, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno, minacciate di essere soppresse con la manovra finanziaria del Governo.  Oggi l’ANPI è ancora in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione, quindi della democrazia, e nella promozione della memoria di quella grande stagione di conquista della libertà che fu la Resistenza.

L’ANPI è stata protagonista, con esito favorevole insieme ad un vasto arco di forze e associazioni sia politiche che della società civile, per all’iniziativa per respingere un ulteriore tentativo di modificare la Costituzione del 1948, anche attraverso la promozione e la partecipazione ai comitati per il NO al referendum costituzionale del 2016, una dimostrazione ulteriore del valore sempre attuale dell’esperienza e degli ideali della Resistenza e dell’antifascismo da cui l’ANPI ha avuto origine.

Va infine ricordato che dal 2006 l’ANPI si è aperta all’iscrizione e alla militanza di donne e uomini che per età non poterono partecipare alla Resistenza ma che condividono i valori e gli obiettivi sulla base dei quali l’ANPI nacque.

Oggi l’ANPI è ancora in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione, quindi della democrazia, e nella promozione della memoria di quella grande stagione di conquista della libertà che fu la Resistenza.

 

Anni '90 - oggi

Dal 1990 ad oggi, l’Associazione ha affrontato, con la solita e solida fedeltà alle Istituzioni democratiche nonché determinazione morale, le tante questioni nazionali che hanno caratterizzato questi due decenni. Da “Tangentopoli” alle offensive mafiose, alla grande battaglia contro i gravi tentativi di modifica della Carta Costituzionale, che portò all’esito vittorioso del referendum del 2006, fino alla dura opposizione nel 2009 al progetto di legge 1360 – poi bloccato – con cui il Governo intendeva equiparare i repubblichini di Salò (un esercito irregolare, oltreché subordinato ai nazisti nei loro crimini) ai partigiani. E, da ultimo, la battaglia, condotta con esito positivo nell’agosto 2011, per ripristinare le festività civili, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno, minacciate di essere soppresse con la manovra finanziaria del Governo.  Oggi l’ANPI è ancora in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione, quindi della democrazia, e nella promozione della memoria di quella grande stagione di conquista della libertà che fu la Resistenza.

L’ANPI è stata protagonista, con esito favorevole insieme ad un vasto arco di forze e associazioni sia politiche che della società civile, per all’iniziativa per respingere un ulteriore tentativo di modificare la Costituzione del 1948, anche attraverso la promozione e la partecipazione ai comitati per il NO al referendum costituzionale del 2016, una dimostrazione ulteriore del valore sempre attuale dell’esperienza e degli ideali della Resistenza e dell’antifascismo da cui l’ANPI ha avuto origine.

Va infine ricordato che dal 2006 l’ANPI si è aperta all’iscrizione e alla militanza di donne e uomini che per età non poterono partecipare alla Resistenza ma che condividono i valori e gli obiettivi sulla base dei quali l’ANPI nacque.

Oggi l’ANPI è ancora in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione, quindi della democrazia, e nella promozione della memoria di quella grande stagione di conquista della libertà che fu la Resistenza.

 

Iscriviti all’ANPI e unisciti alla memoria attiva

Difendi la memoria, costruisci il futuro. Iscriviti ora e diventa parte della nostra comunità.

ANPI Ravenna

Da oltre 75 anni difendiamo i valori della Resistenza, della democrazia e della Costituzione. Con più di 130.000 iscritti, 5.000 iniziative all’anno e 1.500 sezioni in tutta Italia, siamo il cuore pulsante dell’antifascismo.

Contatti

ANPI Ravenna

CF 80004490399

P.IVA 02820330393

Indirizzo: Viale Enrico Berlinguer 11, 48124, Ravenna (RA)
Telefono: 0544 408722

95 FF3, App Street Avenue
NSW 96209, Canada

Mon – Fri: 8:00 am – 6:00 pm

City News & Updates

The latest Egovt news, articles, and resources, sent straight to your inbox every month.

[mc4wp_form id="228"]

© 2025 ANPI Ravenna

Realizzato da WEBRA | Privacy Policy