Un viaggio nel mondo nuovo

La rivoluzione sociale all’ombra della Guerra civile in Spagna

Oggi in Spagna domani in Italia” è un fortunato slogan, coniato da Carlo Rosselli, per lanciare il sostegno alla Repubblica spagnola messa sotto attacco da militari insorti contro il governo democratico, militari presto sostenuti dall’Italia fascista e dalla Germania nazista.

Chiunque sia appassionato di storia del Novecento conosce questa frase, coraggiosa e carica di rimandi e sa che chiamò a raccolta gli antifascisti italiani – per lo più esuli in Francia – per combattere il nemico di tutta una vita. Il clima di solidarietà internazionale e di lotta comune antifascista che caratterizzò la Guerra civile spagnola dal 1936 al 1939 non ha eguali e rappresenta un momento nodale della storia contemporanea.

 

La Spagna come luogo del possibile

Tuttavia il guardare alla Spagna come luogo del possibile da parte di molti volontari accorsi in difesa della repubblica non fu unicamente dovuto alla lotta armata. Per molti di loro divenne centrale l’esperienza sociale, quella rivoluzione che si sviluppò parallelamente – e nonostante – gli eventi bellici in corso.

Spagna nel luglio 1936: in beige i territori controllati dagli insorti, in rosa quelli della repubblica

Cara Viaggiatrice, Caro Viaggiatore,

solitamente quando si tratta questo capitolo della storia europea ci si concentra molto sull’aspetto militare del triennio spagnolo, anche per le enormi conseguenze che ebbe la vittoria del generale Franco nello scacchiere geopolitico precedente la guerra mondiale. Così facendo tuttavia si trascura il rilievo che questo paese ebbe nel portare tante donne e tanti uomini a credere e a lottare per un mondo diverso, a divenire esempio e ispirazione per molti partigiani nelle resistenze di alcuni anni dopo nei pasei occupati dall’Asse.

Gli antifascisti in Spagna certamente persero la guerra ma dimostrarono quanto fosse possibile costruire una società differente. Non a caso su questi laboratori sociali ed economici la repressione franchista si abbatté con studiata violenza e si protrasse per anni dopo la fine della guerra.

Di cosa parliamo quando scriviamo di rivoluzione in Spagna

Qui si sperimentarono trasformazioni sociali fino a quel momento solo sognate da chi si opponeva ad un modello di società conservatrice e reazionaria.

Fu una rivoluzione di stampo libertario, basata sull’autogestione, le autonomie locali, le collettivizzazioni e lo scardinamento dei ruoli sociali ed ebbe un effetto dirompente.

Nella maggior parte delle regioni ancora sotto il controllo politico del Frente Popular l’economia venne gestita direttamente dai lavoratori e dalle lavoratrici – “dal basso”-, lavoratori e lavoratrici organizzati in sindacati di varia ispirazione (particolarmente importante la CNT, la confederazione di sindacati anarchici spagnoli e la UGT di stampo socialista).

Miliziane AICVAS

In diversi territori e città si assistette a collettivizzazioni delle terre e delle fabbriche oltre che degli ospedali e dei trasporti – sia urbani che ferroviari-, ma ben presto tutte le attività vennero gestite con questo approccio collettivista, favorito anche dalla necessità di far fronte a penurie, mancanza di rifornimenti e ad un rinnovato slancio per il bene comune.

Rivoluzione anche culturale

Accanto alla rivoluzione sociale si sviluppò inevitabilmente una rivoluzione culturale in cui un elemento propulsore furono le donne – importante l’associazione Mujeres libres – le quali scardinarono sia nei fatti sia nell’immaginario il ruolo storicamente assegnato loro, combattendo il nemico in battaglia, professando la parità di genere, promuovendo l’amore libero, l’aborto e un ruolo pubblico assolutamente inedito.

Interessanti furono anche le innovazioni nel settore dell’educazione, tradizionalmente appannaggio della Chiesa, e la libertà per tutti i culti religiosi dopo una lotta anticlericale in alcune zone particolarmente violenta, per ragioni storiche di dispotismo del clero e per il collaborazionismo di molti suoi esponenti con i golpisti.

Quella spagnola non fu dunque solo una guerra ma un’esperienza che immediatamente catalizzò interesse e curiosità in osservatori esterni. Ciò che stava avvenendo in quella regione divenne in pochissimi giorni dal colpo di stato centrale nel dibattito pubblico e politico internazionale. Le principali testate giornalistiche inviarono corrispondenti e le immagini della resistenza popolare – presto iconiche – fecero il giro del mondo. Divennero così familiari i volti maturi e sognanti dei combattenti antifascisti schierati prima della partenza per il fronte, le miliziane in abiti maschili ritratte in armi, i manifesti colorati con slogan come “no pasaran”, le poesie e le opere pittoriche di denuncia dei crimini di guerra come il Guernica di Picasso.

Manifesto a sostegno della repubblica spagnola

L’immaginario di intere generazioni si plasmò in relazione a quello che stava avvenendo in quel quadrato di terra ben oltre le sorti delle battaglie, per quando epiche e tragiche nel loro epilogo.

Nonostante la reazione popolare all’attacco dei militari insorti, che frenò la loro vittoria immediata, il prolungarsi della lotta ad armi impari, aggravata dalle divisioni interne al fronte antifascista – anche a causa dei timori suscitati dalla rivoluzione in atto, un esperimento concretamente antistatale e antiautoritario – portarono la repubblica alla sconfitta sul piano militare e infransero l’utopia che si stava realizzando.

Quel mondo nuovo che i combattenti per la libertà portavano nel cuore, come scrisse l’anarchico e comandante Buenaventura Durruti, non potè così che rimanere un episodio, una breve parentesi per quanto luminosa della storia europea.

Miliziana della CNT

Il triennio della guerra in Spagna è stato molto studiato, molto narrato e tuttavia resta ancora tanto da analizzare per comprendere l’identità odierna di quel paese come dei paesi da cui numerosi volontari partirono per la repubblica, per cogliere cosa quell’esperienza ha seminato nelle lotte partigiane ad esempio in Francia e in Italia, e cos’è rimasto di quei sogni, aneliti e di quelle speranze nelle società odierne.

Con i viaggi della memoria nei prossimi giorni andremo a Barcellona, augurandoci che possa essere il primo di una serie di viaggi dedicati a quell’intenso e straordinario momento storico.

Madrid si difende

 

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