Se questo è un gatto (10 giugno 2015, Massimo Gramellini)

Profughi_002Sama è partita dal Sudan per raggiungere suo padre a Crotone.

Nella borsa ha infilato pochi stracci e una gatta di dieci mesi, Lola. L’impresa è parsa da subito disperata. Nella storia recente della migrazioni solo due animali hanno varcato illesi il Mediterraneo: una capretta e un felino anziano. Ma nessuno è mai riuscito a sbarcare a Lampedusa.

La ragazza ha praticato quattro fori nella borsa e nascosto la cucciola a trafficanti e doganieri, tirandola fuori soltanto la notte nel deserto libico per brevi passeggiate sotto il cielo stellato. Poi la traversata, il barcone, la paura, il rimorchiatore inglese che le porta in salvo a Lampedusa. E la gatta che mette la testa fuori dalla borsa e viene smascherata. La ragazza urla che non vuole scendere senza di lei, mentre la borsa ondeggia tra le mani di un soldato che sta per buttarla a mare. Ma siamo in Italia e scatta l’Operazione Gatto. Il sindaco si precipita sul molo, e dietro il sindaco il medico, e dietro il medico i volontari, i carabinieri, gli animalisti, i semplici cittadini: giù le mani da Lola, è già diventata patrimonio nazionale. Dopo l’inevitabile quarantena, potrà ricongiungersi alla sua umana di riferimento.

ProfughiUna storiella marginale, persino stucchevole, che farà dire a qualcuno che in questa parte di mondo siamo più affezionati alle bestie che alle persone. Eppure, agli occhi di molti, l’odissea della gatta Lola ha semplicemente umanizzato i migranti. Una ragazza sudanese che scappa col suo animale domestico non è più una clandestina, ma una come noi. Chissà se Maroni ha un gatto.

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