Dal gruppo Corbari al battaglione Corbari

Silvio CorbariSilvio Corbari è partigiano dal settembre ‘43 e, dai primi di maggio del ‘44, al suo fianco c’è Adriano Casadei, un uomo di valore; insieme comandano un gruppo che arriva fino a 120 antifascisti armati.

Agisce a Faenza e nelle colline del faentino, ma anche nella Bassa con puntate nel bolognese e nel forlivese.

Occupa e libera dai fascisti i paesi, attacca caserme e militi della Brigata Nera in perlustrazione, uccide alti funzionari del Fascio e graduati, assalta carceri e giornali del Regime. Azioni che diventano immediatamente leggendarie perché coraggiose, spavalde, cruente e non raramente canzonatorie (non sono tutte sue e del suo gruppo, anche se tedeschi e fantasia popolare con frettoloso semplicismo gliele attribuiscono) tanto da far accorrere sempre nuovi partigiani tra le sue fila: spesso sono convinti antifascisti, altre volte sono giovani guidati da uno spontaneo entusiasmo.

Di fronte a significative vittorie vi sono anche serie sconfitte. A Tredozio, nel gennaio del ‘44, l’occupazione dei partigiani dura ben 12 giorni. Troppi. Infatti, tedeschi e fascisti reagiscono in modo ben organizzato: all’alba del 20 gennaio giungono con molte forze a Ca’ Morelli dove un consistente gruppo è acquartierato, attaccano e, dopo una resistenza accanita, li inducono alla resa; la sorpresa è che mancano Corbari e la sua compagna Iris Versari.

Nel conflitto a fuoco 2 partigiani restano uccisi, mentre gli altri, ai quali vanno aggiunti giovani renitenti alla leva presi in un immediato rastrellamento, vengono condotti a Verona e in parte fucilati (tra questi Celli, antifascista faentino) e in parte tradotti in Germania.

Corbari si dà colpa di questo, ma non riesce a cambiare i metodi di lotta, dove più della tattica c’è la spontaneità, l’indipendenza e l’apoliticità. È molto forte, dispone di armi che altri partigiani non hanno e che provengono da due aviolanci: mitragliatori, mitragliatrici, bombe a mano, munizioni, esplosivo, abiti e medicinali per ferite da fuoco.

Il culmine della sua notorietà arriva quando il generale Alexander parla di lui a Radio Londra. Lo fa a seguito della Battaglia di Monte Lavane, quando in un attacco condotto da tedeschi dell’Alpenjager a un distaccamento di circa 50 uomini comandati da Casadei, ne muoiono un numero alto ma imprecisato, mentre solo un partigiano viene ferito.

È agosto del ‘44 e la delazione perseguita Corbari che viene individuato a Ca’ Cornio (tra Modigliana e Tredozio), in una casa dove riposa insieme a Iris e con Casadei e Arturo Spazzoli.

Tedeschi e fascisti, guidati da un ex partigiano già espulso dallo stesso Corbari perché indegno, attaccano all’alba con mitra e mortai. Subito viene ucciso un alto ufficiale tedesco da Iris, che ferita in precedenza non è in grado di camminare e si toglie la vita. Spazzoli viene colpito al ventre e alle gambe. Corbari e Casadei riescono a uscire dalla casa e correndo in un dirupo si rifugiano in una bassa vegetazione, ma sono catturati.

Trasportati tutti a Castrocaro vengono impiccati.

Nel pomeriggio dello stesso giorno vengono poi portati a Forlì e mostrati in piazza Saffi, appesi ai pali della luce.

Sui paesi, nei giorni seguenti, aeroplani tedeschi lanciano volantini inneggianti alla fine di Corbari e della Banda Corbari (come la chiamano loro).

C’è sgomento, prostrazione, tanto che i partigiani superstiti si ricompongono sotto il comando di Romeo Corbari, fratello di Silvio e uomo dal carattere misurato, e danno vita al Battaglione Corbari che collabora con gli Alleati e partecipa alla liberazione di Forlì.

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