Dal 25 luglio all’8 settembre

BadoglioBadoglio ordina di reprimere quegli italiani che si adoperano per una pace immediata, capeggiano le contestazioni al Fascismo, scendono in piazza. Il generale di Stato Maggiore dell’esercito Mario Roatta ubbidisce con zelo, nella sua circolare alle truppe afferma che “Si tira sempre a colpire come in combattimento”. Ne consegue che nei primi cinque giorni successivi alla caduta di Mussolini si contano ben 83 morti, 308 feriti e oltre 1500 arresti.

La popolazione è delusa e avverte, seppur non ancora identificando bene, che qualche cosa di grave si sta preparando. Fa riferimento ai partiti che continuano a lavorare. I più organizzati sono il Partito Comunista, il Partito Socialista, il Partito Repubblicano, il vecchio Partito Liberale e due nuove organizzazioni politiche: la Democrazia Cristiana e il Partito D’Azione.

Intanto i bombardamenti degli Angloamericani si avvicinano sempre più, colpiscono duramente Bologna, Argenta, la campagna, mentre intere divisioni tedesche passano il Brennero e occupano l’Italia; provengono dalla Francia e dal confine orientale, arriva su treni merce e in brevissimo tempo entrano nelle città. A Ravenna il Podestà e il Prefetto restano gli stessi, però vi si aggiunge un forte potere militare germanico; ma i ravennati non vogliono questo alleato e i rapporti, già difficili, peggiorano quando il 3 settembre, proprio lo stesso giorno dello sbarco dell’armata angloamericana in Calabria, il generale Castellano firma, a nome del Re, lo Short Military Armistice. La notizia non viene data e la popolazione ne resta ignara, come pure le forze armate italiane, mentre l’Alto Comando tedesco ne ha sentore e si prepara a reagire.

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