Ciao Dina!

E’ sempre tempo di Resistenza

La staffetta partigiana Dina Manaresi ci ha lasciato all’età di 98 anni. Le siamo infinitamente riconoscenti per la dignità, il coraggio e quel suo grande cuore che, mentre affrontava una vita difficile e piena di pericoli, sognava una società libera e in pace per tutti.

Grazie Dina

Da una testimonianza di Dina Manaresi

Dina Manaresi nasce a Conselice nel 1923. A undici anni si trasferisce con la famiglia a Villa Pianta, località fra Argenta e Voltana nella provincia di Ravenna. Giovanissima entra a far parte della rete clandestina delle staffette.
La sua è una famiglia di antifascisti, genitori e fratelli. Entra a far parte delle rete delle staffette della sua zona mettendosi a disposizione di chi aveva bisogno, come messaggera che trasportava comunicazioni per i partigiani presenti sul territorio. Collabora attraverso le segnalazioni di Ettore Martini, che abitava vicino a casa sua a Villa Pianta, amico del compagno partigiano Silvio Pasi e della sorella Mela, un’importante staffetta partigiana. La casa dove viveva con la famiglia di suo marito era stata messa a disposizione delle organizzazioni resistenti. Nessuno in famiglia ha mai contrastato questa sua attività. Trasportava soprattutto messaggi e stampa clandestina, spesso proveniente dalla stampatrice di Conselice e qualche volta anche viveri per i partigiani nascosti nelle “buche”. Per trasportare la stampa si spostava in bicicletta. Anche l’ultima che le era rimasta (le altre gliele avevano sottratte i tedeschi) gliela portarono via un tedesco e un fascista, dopo averla fermata per fortuna senza perquisirla. Volevano solo la sua bicicletta. Infatti aveva addosso, nella biancheria intima, della stampa che doveva consegnare ai partigiani nella casa di Martini, presso l’argine del Reno. Era preoccupata, quella volta, perché doveva portare la posta prima di sera. Quando si fece scuro uscì a piedi, era un po’ più rischioso, ma riuscì comunque a consegnare la posta. Anche negli episodi più difficili è sempre andata avanti a testa alta, non ha mai avuto paura. Si creavano situazioni rischiose non solo per i partigiani, ma anche per le staffette, perchè i repubblichini imparavano a conoscere i loro volti e i loro spostamenti. Per questo Dina come le altre compagne,

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