La guerra vicino a noi

Carissimi,

dato il periodo critico mondiale che stiamo vivendo, abbiamo deciso di aprire una nuova categoria di notizie dedicata alle guerre in corso a titolo La guerra vicino a noi.

Una triste categoria per notizie ancora più tristi, ma doverosa per tenersi al corrente di quanto accada così vicino a noi.

Potete accedere alla categoria sia dal menu principale, sia dalla sidebar, così come da immagine che alleghiamo.

Nuova_Categoria
La redazione

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Ecco chi finanzia il califfo del terrore

Maurizio_MolinariMaurizio Molinari
Corrispondente a Gerusalemme
La Stampa 21 agosto 2014

Con un tesoro di oltre 2 miliardi di dollari lo Stato Islamico (Isis) di Abu Bakr al-Baghdadi è il gruppo terrorista più ricco del Pianeta e la pista dei soldi porta allo Stato sospettato di esserne il maggiore finanziatore: il Qatar.

Il ministro dello Sviluppo tedesco Gerd Mueller punta l’indice sull’Emirato di Doha in un’intervista alla tv Zdf, spiegando che «i soldati del Califfo terrorista vengono pagati dal Qatar». È un passo che segue quello del vice cancelliere Sigmar Gabriel, ministro dell’Economia, che pochi giorni fa aveva suggerito ai colleghi dell’UE di «iniziare a discutere chi finanzia Isis». Continue reading Ecco chi finanzia il califfo del terrore

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L’inganno feroce del Califfato

Il califfato esercita una grande forza di attrazione tra gli Jihadisti o aspiranti tali in Marocco, in Tunisia, in Egitto, nello Yemen.

BERNARDO VALLI, la Repubblica • 21 ago 14

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TUTTO cambia, alleanze, confini, e tutto resta incerto. Le prime, le alleanze, non sono sempre le stesse, mutano secondo i conflitti. E i confini definitivi non sono ancora tracciati. Il francese François Georges-Picot e l’inglese Mark Sykes direbbero che il loro Medio Oriente è diventato un groviglio inestricabile. Sarebbero inorriditi. L’arroganza coloniale della loro epoca garantiva idee chiare. I due diplomatici ridisegnarono la regione con un accordo. L’Asia Minor Agreement creava nuove frontiere.

QUINDI, creava nuove nazioni sulle spoglie dell’Impero ottomano, dissoltosi durante la Grande Guerra (1914-1918). Si formò cosi un effimero Medio Oriente secondo gli interessi di Inghilterra e Francia. Cent’anni dopo, in seguito a rivolte, conflitti, colpi di Stato, invasioni e rivoluzioni, il Medio Oriente è in preda a tanti drammi geopolitici simultanei che messi insieme fanno una guerra destinata a sconvolgere la mappa di Picot e Sykes. Con uno stile orientale, in cui politica e religione si mischiano, il Medio Oriente cambia faccia come accadde più volte all’Europa nel secolo scorso. Continue reading L’inganno feroce del Califfato

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Basta guerre

Occorre porre la parola fine all’odio e alla violenza e alle ritorsioni

di Bruna Tabarri

israele-guerra-in-palestinaIl presidente Napolitano ha ragione quando dice che bisogna risolvere la crisi Ucraina senza compromettere  le relazioni con Mosca, dialogo costruito dopo il crollo del muro di Berlino, nell’interesse anche dell’Occidente.

E ha ragione quando dice dei troppi errori commessi in Medio Oriente: abbiamo cominciato con l’invadere l’Iraq, appoggiato la Siria (160.000 morti) dove si è aperto uno spazio in cui si sono infiltrati elementi estremisti, il gruppo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, l’ISIS.

HamasDrammatica più che mai la crisi di Gaza, dove la responsabilità cade sia sugli Isreliani che sui Palestinesi; anche se in realtà poco ha fatto Israele per negoziare con Ḥamās.  Nell’agenda della Unione Europea dei prossimi sei mesi uno dei punti cardini sarà proprio la situazione del M.O.

Intanto sarebbe necessario non fare affluire armi nella regione ed accettare la trattativa con i leader palestinesi più responsabili.

Dopo l’11 Settembre la Comunità internazionale non è più stata in grado di procedere e risolvere la crisi del M.O.  Le Primavere arabe e le controrivoluzioni non hanno prodotto equilibri ma guerre e violenze e miseria. Conflitti in Egitto, scontri continui in Libia, guerra civile in Siria, massacri in Nigeria, disordini in Iraq che hanno visto risorgere gli Jihdaisti  dell’ISIS, che vogliono proclamare il califfato Siria-Iraq. Che fine faranno l’Arabia Saudita e l’Iran?

IsraeleL’uccisione di Saddam Hussein e di Gheddafi (dittatori certamente)  hanno provocato una instabilità che dura ormai da anni e che sembra non avere fine. Non aver contribuito a cercare il dialogo tra le diverse unità spirituali in Iraq ha reso più complicata e ardua la costruzione della pace.

Quanto lunga e complessa è la strada per arrivare alla realizzazione della democrazia!!! Quanti secoli sono occorsi ai Paesi dell’Occidente per raggiungere un suo equilibrio!!!

Il M.O. si sta dunque disintegrando. E a Gaza la pace degli ultimi anni, seppur precaria, è stata minata dagli assassinii di tre ragazzi israeliani e dalla rappresaglia che ne è seguita. Una spirale ininterrotta di morti, di stragi, di schegge violente impazzite.

Verso dove?

Chi può saperlo?

Pace per Israele e PalestinaMa noi non dobbiamo né possiamo perdere la speranza. Si deve tornare al tavolo delle trattative: non possono esistere scorciatoie militari che porterebbero via generazioni di uomini e donne da ambo le parti. Le vendette portano solamente a una guerra infinita, non risolvibile. Dobbiamo avere il coraggio di osare la PACE che sola può portare una svolta storica non solo tra israeliani e palestinesi, ma in tutto il mondo arabo.

Indispensabile sarà che tutti riconoscano tutti e cioè che Israele riconosca la legittimità di Hamas a trattare, ma che Hamas riconosca il diritto di Israele ad esistere.

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Non ci saranno vincitori né sicurezza soltanto più dolore e diffidenza

Desmond_TutuI BAMBINI nati in Palestina e in Israele, come ogni altro neonato, sono geneticamente programmati per amarsi gli uni gli altri. Sono le loro famiglie e le loro comunità, l’ambiente violento e lacerato nel quale vivono a insegnare loro a odiarsi. Sono male informati su un Dio schierato dalla loro parte, dato che Dio non ha preferenze.

Dio non è favorevole a chi perpetra efferatezze o istiga all’odio. Continue reading Non ci saranno vincitori né sicurezza soltanto più dolore e diffidenza

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Venti di guerra

IraqLa Reubblica – 15 giugno 2014

Non ci vuole molto a cogliere i segni della paura, a Bagdad: dai un’occhiata alle strade ed ecco il grande ingorgo delle auto che riportano la gente a casa già alle 10 del mattino, mentre di solito il traffico impazza alle 13.

Nei quartieri sunniti c’è paura, incertezza. Cosa accadrà? In quelli sciiti la situazione è più netta. La gente tira fuori le armi le armi.

Oggi sono andata a lavorare, come al solito. Ma nel pomeriggio il panorama in giro non era quello di sempre. Le piazze deserte. Gli unici in giro sono i soldati, i poliziotti. Le strade nere delle uniformi delle Forze speciali. In molti fanno incetta di cibo. Chi ha bambini ha già fatto grandi provviste. Acqua, pane, benzina.

La gente di Bagdad sa bene cosa sia la guerra, e sa come prepararsi. Mosul, Tikrit, ora Diyala. Ogni giorno contiamo i chilometri che ci separano dagli islamisti in avanzata verso di noi. Ma in realtà non sono quelle poche centinaia di combattenti che temiamo davvero, ma è la Guerra. Sunniti contro sciiti. La guerra civile.

La guerra ancora una volta.

Asseel Kemal

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L’ansia di Gorbaciov: “Il mondo fermi questa escalation”

La Repubblica 15.3.14

TOPSHOTS-UKRAINE-EU-RUSSIA-UNREST-POLITICS-POLICEMOSCA – La crisi in Ucraina è figlia del «dissennato” smantellamento dell’unione sovietica, ma ora bisognare fare di tutto per «porre fine a questa pericolosa escalation» ed evitare che si arrivi ad una «nuova Guerra fredda”. Questa la posizione di Mikhail Gorbaciov sulle crescenti tensioni tra Ucraina e Russia, alla vigilia del referendum sull’indipendenza della Crimea. L’ex leader sovietico risponde con una lettera aperta a un appello del direttore di Nezavisimaja Gazeta, Vitaly Tretjakov, che lo aveva esortato a intervenire sull’Ucraina, a farsi mediatore presso i leader internazionali, per far capire le ragioni della Russia nel braccio di ferro sulla Crimea.

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