L’ANPI Nazionale sull’attentato terroristico di oggi a Bruxelles

BandieraBelgioL’ANPI Nazionale esprime forte e commossa vicinanza ai parenti delle vittime dell’ennesimo attentato terroristico compiutosi oggi a Bruxelles. La sanguinaria minaccia di sovvertire l’ordine civile e democratico europeo va respinta con azioni decise, promosse da spirito e responsabilità unitari. Non è più tollerabile la prospettiva di una permanente insicurezza.

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

Roma, 22 marzo 2016

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Bruxelles: Mattarella, cordoglio per le vittime e la più decisa condanna

Bruxelles: Mattarella, cordoglio per le vittime e la più decisa condanna per gli esecrabili atti di violenza. Bandiere a mezz’asta al Quirinale

QuirinaleIn seguito agli attentati che hanno colpito Bruxelles, bandiere a mezz’asta in

segno di lutto oggi e domani al Palazzo del Quirinale.Appresa la notizia degli attentati, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

«Gli ultimi, gravissimi attentati di Bruxelles confermano tragicamente che l’obiettivo del terrorismo fondamentalista è la cultura di libertà e democrazia.

Esprimo il mio cordoglio per le vittime e la più decisa condanna per gli esecrabili atti di violenza.

Va ribadita la ferma convinzione che la risposta alla minaccia terroristica deve trovare saldamente uniti i Paesi dell’Unione Europea.

Occorre affrontare questa sfida decisiva con una comune strategia, che consideri la questione in tutti i suoi aspetti: di sicurezza, militare, culturale, di cooperazione allo sviluppo.

In gioco ci sono la libertà e il futuro della convivenza umana ».

Roma, 22 marzo 2016

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Reporter arrestati: “L’UE non chiuda gli occhi sulle violazioni della libertà”

I due giornalisti arrestati: “Il dramma dei migranti non pregiudichi il costro impegno per i diritti umani”. La “preoccupazione” di Federica Mogherini e le dure critiche del Consiglio d’Europa. E Borghezio, della Lega, attacca Erdogan

di ALBERTO CUSTODERO, La Repubblica, 28 novembre 2015

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Can Dundar

ISTANBUL – Una lettera aperta ai leader Ue per chiedere di non chiudere gli occhi sulle “pratiche che violano i diritti umani e la libertà di stampa” della Turchia in cambio di un accordo sulla crisi migratoria. A inviarla dal carcere di Silivri, a Istanbul, dove vengono detenuti da giovedì sera, sono il direttore Can Dundar e il caporedattore Erdem Gul, direttore e caporedattore di Cumhuriyet, quotidiano di opposizione.

Il testo della lettera. “La volontà di risolvere la crisi dei migranti non pregiudichi il vostro impegno per i diritti umani, per la libertà di stampa e di espressione, che sono valori fondamentali del mondo occidentale”. “In quanto giornalisti noi crediamo che la Turchia faccia parte della famiglia europea e che dovrebbe essere un membro dell’Unione. La libertà di pensiero e di espressione sono valori imprescindibili della nostra civiltà. Noi siamo stati arrestati e detenuti in attesa di giudizio per aver esercitato queste libertà e per aver difeso il diritto dei cittadini a essere informati”. “Il premier turco, che voi incontrerete questo fine settimana, e il regime che rappresenta sono noti per le loro politiche e pratiche che ignorano completamente la libertà di stampa e i diritti umani. I vostri governi stanno negoziando con Ankara sulla crisi dei migranti, una crisi che preoccupa e spezza il cuore a tutti. Ci auguriamo veramente che questo vertice porti a una soluzione duratura per questo problema. Ma auspichiamo anche che la vostra volontà di mettere fine alla crisi non pregiudichi il vostro impegno per i diritti umani, per la libertà di stampa e di espressione, che sono valori fondamentali del mondo occidentale”. “Ricordiamo che i nostri valori condivisi possono essere protetti solo facendo fronte comune e con la solidarietà, e questa solidarietà è oggi più importante e urgente che mai”, hanno concluso. Continue reading Reporter arrestati: “L’UE non chiuda gli occhi sulle violazioni della libertà”

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David Grossman. Il mio appello alle destre israeliane

Lo scrittore David Grossman interviene sulle violenze degli ultimi giorni: “Com’è possibile che il governo ignori il legame tra il fuoco che attizza e le fiamme di oggi? Contro i fanatici bisogna combattere come contro il terrorismo”

Pace per Israele e PalestinaQUEL BAMBINO, Ali Saad Dawabsheh, non mi esce di mente. Nemmeno la scena mi esce di mente: la mano di un uomo apre una finestra in piena notte e lancia una bottiglia incendiaria in una stanza dove dormono madre, padre e due bambini. I pensieri, le immagini, sono strazianti. Chi è la persona, o le persone, capaci di un simile gesto? Dopo tutto loro, o i loro complici, questa mattina girano ancora fra noi. È forse possibile veder loro addosso un segno di ciò che hanno fatto? E cosa hanno dovuto cancellare dentro di loro per voler annientare così un’intera famiglia? Continue reading David Grossman. Il mio appello alle destre israeliane

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Tunisia

L’Amaca di Michele Serra

da La Repubblica del 7 luglio 2015

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C’è un piccolo Paese affacciato sul Mediterraneo che sta lottando per la sopravvivenza. E’ un paese dignitoso, ma povero, con un’economia fragile, fondata soprattutto sul turismo, ed una democrazia giovane, nata dopo una lunga dittatura, della quale va molto orgoglioso.

Vuole autodeterminare il proprio destino, non accetta che regole brutali, imposte dall’esterno, interferiscano nella vita quotidiana dei suoi cittadini.
La bandiera nazionale, simbolo dell’autonomia politica del Paese e della sua libertà, sventola ovunque, molto più significativa di qualunque bandiera di partito.

I suoi governanti non accettano di piegarsi a un destino deciso altrove.
Dalle sorti di quel Paese dipende molto, e forse moltissimo, del nostro futuro di europei e di uomini liberi.

Quel Paese è la Tunisia.

Il suo Primo Ministro, Caid Essebsi, ha proclamato tre giorni fa lo stato di emergenza, per segnalare al mondo intero che la morsa del jihadismo minacia di stritolarlo, stritolando la sola vera democrazia costituzinale di tutto il Maghreb e uno dei pochissimi Stati laici di tutto l’Islam.

Ma l’Unione Europea non ha tempo di occuparsene. I nostri fratelli tunisini sono soli di fronte al mostro. Vale il precedente algerino: negli anni Novanta circa trecentomila algerini, uomini donne bambini, morirono per mano jihadista.

L’Europa aveva altro da fare.

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Bergoglio e pregiudizio

MASSIMO GRAMELLINI, La Stampa, 18.06.2015

Muro_Ungheria_SerbiaGli eventi sono talmente enormi che anche la soluzione migliore sembra minuscola. Figurarsi quelle meschine, spesso grottesche.

Salvini polemizza col Papa sui migranti e già trovare quei due dentro lo stesso titolo infonde un senso surreale di straniamento: come abbinare Einstein al Mago Oronzo. Ma è un po’ tutto il meccanismo della comunicazione a essere uscito dai gangheri. Nella sua invettiva contro Roma zozzona, l’untorello Beppe Grillo – ormai la vera zavorra del suo movimento – cita i clandestini accanto ai topi e alla spazzatura tra i possibili portatori di epidemie. Nemmeno i sudisti di «Via col vento» osavano parlare così degli schiavi che affollavano le loro piantagioni di cotone. E il governo ungherese? Per anni ha chiesto a gran voce il proprio ingresso in Europa. Ma ora che lo ha ottenuto decide di alzare un muro lungo il confine con la Serbia per impedire agli altri di entrare. Minacce di peste, fortezze assediate: uno scenario da Medioevo moderno, immortalato dalle immagini dei profughi aggrappati agli scogli della Costa Azzurra come gabbiani stanchi, con il mare intorno e gli yacht dei ricchi sullo sfondo.

«Prendili tu a casa tua». Oppure: «Vadano a stare in Vaticano». I mantra della banalità salvinista si rincorrono sul web e seducono gli animi spaventati dall’inesorabilità del cambiamento, vellicandone gli impulsi più bassi. O noi o loro. Che muoiano pure di fame e malattie, possibilmente lontano dagli obiettivi dei fotografi, per evitare rigurgiti di coscienza e consentirci di partecipare alla prossima Messa in santa pace.

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La strage di Tunisi

Strage_Tunisi_1Feroce attacco dell’estremismo islamico alla democrazia tunisina.
22 sono i morti, di cui 4 italiani e almeno 50 feriti.

Cinque uomini armati hanno assediato il famoso museo del Bardo, situato vicino al Parlamento dove si stavano approvando leggi antiterroristiche. Fino ad oggi la Tunisia era considerata l’unica vera democrazia a poco più di 4 anni dalla rivoluzione dei Gelsomini. Dopo 4 anni travagliati il 26 gennaio 2014 entra in vigore una nuova Costituzione che contiene garanzie di libertà ed uguaglianza, principi di tutela delle tradizioni e della Persona. Alle elezioni vince il partito laico con il presidente Essebsi. Cresce così la speranza di una rinascita democratica. Rimangono tuttavia la crisi economica, le disuguaglianze sociali, il timore dei delusi, facili preda dell’estremismo religioso.

E ieri la strage…

Strage_Tunisi_2Ma la Tunisia democratica non si arrende. L’intero paese, che sta facendo sforzi immani per andare verso una democrazia compiuta, decide di non piegarsi e grida: “Siamo liberi, fuori i terroristi”.

L’Occidente deve assolutamente adoprarsi per costruire una coalizione della Politica e dell’Intelligence con quell’Islam Aperto, verso la Modernità.

Rinviare ancora non si può.

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Grossman: “Ma il nostro premier Netanyahu fa propaganda”

Attentato_Danimarca_002Da La Repubblica del 16 febbraio 2015, pg 11

Intervista di Fabio Scuto a David Grossman

Vivere in una società multiculturale ci obbliga alla moderazione, ma nulla giustifica omicidi barbari

GERUSALEMME – “RITENGO che la libertà di espressione sia un diritto supremo di tutti coloro che vivono in una società democratica, finché ciò non comporta l’incitamento alla violenza e all’attacco di altri uomini. Ma ciò non significa che dobbiamo per forza usare sempre ogni diritto che abbiamo”. Lo scrittore David Grossman è sgomento di fronte a quest’ondata di violenza che in Europa sta colpendo gli ebrei dalla Francia alla Danimarca. Continue reading Grossman: “Ma il nostro premier Netanyahu fa propaganda”

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