Attualità, Prima Pagina, l’importanza di essere partigiani oggi

Forte solidarietà e vicinanza dell’ANPI agli abitanti delle zone colpite dal terremoto

Terni_24agosto2016

L’ANPI esprime forte solidarietà e vicinanza agli abitanti delle zone colpite dal violentissimo terremoto di questa notte. L’ennesima catastrofe naturale per cui si attiveranno, ne siamo certi, tutte le sensibilità e competenze necessarie per risollevare materialmente e moralmente l’esistenza di questa sfortunata porzione d’Italia. Le locali Sezioni dell’ANPI, cui va il nostro pieno sostegno, non faranno mancare la loro fattiva collaborazione.

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E’ apologia del fascismo celebrare Ettore Muti!

“Ravenna è città prima tra le città della Resistenza e si fregia perciò della medaglia d’oro: la celebrazione di Ettore Muti è un’evidente violazione di legge e un’offesa ai martiri antifascisti” dichiara in una lettera Ivano Artioli, presidente provinciale dell’ANPI

Ettore MutiAnche quest’anno nel cimitero della nostra città s’intende celebrare l’anniversario della morte di Ettore Muti; avvenuta a Fregene il 24 agosto 1943 durante un arresto dei carabinieri e in circostanze ancora discusse, così come sono discusse le motivazioni a quella uccisione”, dichiara il professor Ivano Artioli, presidente provinciale dell’ANPI.

“Ettore Muti fu ‘fiumano’, fascista della prima ora, ras della città, combattente, segretario nazionale del Fascio e tanto altro. Uomo d’azione partecipò prima alla Marcia su Ravenna e poi alla Marcia su Roma. La ‘Ettore Muti’ fu pure una crudele legione fascista che represse patrioti e partigiani durante la Resistenza. Una celebrazione questa che ha perso il mero carattere commemorativo, ma è, bensì, una manifestazione che esalta un nuovo fascismo.” Continue reading E’ apologia del fascismo celebrare Ettore Muti!

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Dopo la strage di Nizza: adesione dell’ANPI alla Marcia della pace Perugia-Assisi

MaricaPace_PerugiaAssisi_2016L’ANPI aderisce alla Marcia della pace Perugia-Assisi che si svolgerà il prossimo 9 ottobre. Ogni tragedia, ormai quasi quotidiana, l’ultima gravissima a Nizza, impone di essere uniti e pienamente responsabili. Terrorismo e razzismo imperversano in Europa e la tentazione più naturale è quella della vendetta. Di fare altro sangue, con l’unico risultato di gettare la convivenza civile nel fosso dell’annientamento dell’umanità.  La pace è un dovere. Una missione permanente da perseguire con intelligenza, cuore, passione e senso del futuro. Nessuno si senta in diritto di rimanere fuori. La pace ci riguarda tutti. E allora, in marcia, per un mondo più giusto e libero da guerre e barbarie.  

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Roma, 15 luglio 2016

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L’Is colpisce ancora

Nizza_14-7-2016

A Nizza un camion travolge la folla: più di 80 i morti e numerosi i feriti.

Nel giorno dell’anniversario della rivoluzione francese, 14 luglio 1789/14 luglio 2016, vengono colpiti dei simboli dell’umanità.

La libertà, la solidarietà,  l’uguaglianza con pari diritti e pari opprtunita’.

Non arrendiamoci alla paura.

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Comunicato della Segreteria nazionale ANPI sull’omicidio di Fermo

EmmanuelL’ANPI Nazionale, nel condividere le preoccupazioni espresse nel tempestivo comunicato dell’ANPI provinciale di Fermo, si stringe con immensa tristezza al dolore di Chimiary per la perdita del suo caro Emmanuel. Una vicenda inquietante che conferma quanto occorra tenere occhi e coscienza ben aperti dinanzi ad un fenomeno che non cessa di mostrarsi vitale e diffuso: il razzismo. Facciamo appello alla magistratura affinché si faccia rapidamente giustizia e alle forze dell’ordine affinché si vigili con maggiore intensità sull’incolumità dei nostri fratelli migranti. Il Paese ha bisogno di una rinnovata e piena stagione di diritti e convivenza civile. Di una incisiva e operativa stagione di memoria attiva: il fascismo, di cui il razzismo è chiara espressione, non è ancora definitivamente sepolto. L’orrore di Fermo è lì ad attestarlo.

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

Roma,  8 luglio 2016

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Le onde del destino

Emmanueldi MASSIMO GRAMELLINI – La Stampa, 7 luglio 2016

Non riesco a trovarci un senso, Emmanuel. Nasci in Nigeria, trentasei anni fa. Ti sposi e metti su famiglia, finché un giorno i feroci saladini della macelleria islamista di Boko Haram (significa «vietato leggere», bel programma davvero) fanno saltare per aria la chiesa con dentro tuo figlio, i tuoi genitori e i tuoi suoceri. Vendi tutto ciò che possiedi e scappi in Libia, dove un trafficante di esseri umani malmena tua moglie facendole perdere il secondo figlio che ha in grembo. Riuscite a salire su un gommone e a scampare alla traversata. Risalite l’Italia dalla Sicilia alle Marche per scorgere uno sprazzo di luce: l’arcivescovado di Fermo vi accoglie in seminario, aiutandovi a presentare domanda di asilo. Nei tuoi pensieri si riaffaccia la speranza di qualcosa che sia degno di chiamarsi futuro: un lavoro, una casa, magari un altro figlio per lenire quel dolore che non se ne va.

Due giorni fa, martedì, stai camminando per la strada con la tua donna quando un ultrà della squadra di calcio locale ti urla addosso che hai sposato una scimmia africana. Tu difendi tua moglie, lui insiste, venite alle mani, un palo della segnaletica stradale viene divelto (ancora non è chiaro da chi) e usato come arma. La tua breve vita finisce sul selciato, sotto una gragnuola di pugni e di calci. Non ci capisco più niente, Emmanuel. Sei sopravvissuto ai terroristi, agli scafisti e a un mare in tempesta per farti dare la morte da un razzista di paese.

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Cari ragazzi, l’Europa è vostra: non lasciate vincere i venditori di paure

Oggi le paure dei vostri genitori e dei vostri nonni hanno deciso che la Gran Bretagna tornasse ad essere un’isola, che voi diventaste stranieri dall’altra parte della Manica

di MARIO CALABRESI – La Repubblica, 25 giugno 2016

EU_2016_Brexit

Cari ragazzi europei, siete nati in un continente di pace, non avete mai visto la guerra sotto casa, siete cresciuti senza frontiere, progettando di studiare in un altro Paese, fidanzandovi durante l’Erasmus, scambiando messaggi con gli amici sulle occasioni per trovare lavoro o sui voli meno costosi per vedere un concerto. Non importa se siete nati a Cardiff, a Bologna, a Marsiglia a Barcellona o a Berlino, oggi le paure dei vostri genitori e dei vostri nonni hanno deciso che la Gran Bretagna tornasse ad essere un’isola, che voi diventaste stranieri dall’altra parte della Manica.

I vostri nonni, che sanno cosa è stata la guerra, dovrebbero avere a cuore un futuro di libertà per voi, ma insieme ai vostri genitori si stanno lasciando incantare da chi racconta che rimettere muri, frontiere, filo spinato servirà a farci vivere più tranquilli, sicuri e sereni. Che tornare ad avere ognuno la propria moneta riporterà lavoro, prosperità e futuro.

Vi stanno raccontando che la democrazia diretta e i sondaggi in tempo reale risolvono magicamente i problemi, che esistono sempre soluzioni semplici e a portata di mano, che non c’è più bisogno di esperti e competenze, che la fatica e la pazienza non sono più valori, che smontare vale più di costruire. Il continente è malato, ma la febbre di oggi è la semplificazione, l’idea che sia sufficiente distruggere la casa che ci sta stretta per vivere tutti comodamente. Peccato che poi restino solo macerie.

Aprite gli occhi, guardate lontano e pretendete un’eredità migliore dei debiti. Vogliamo avere pace, speranza e libertà, non rabbia, urla e paure.

Tappatevi le orecchie, non ascoltate gli imbonitori e pretendete politici umili, persone che provino a misurarsi con la complessità del mondo e siano muratori e non picconatori.

Segnatevi sul calendario la data di ieri, venerdì 24 giugno 2016, e cominciate a camminare in un’altra direzione, a seminare i colori e le speranze.

Una ragazza inglese

che ha votato sì, ma non è riuscita a convincere suo padre e suo zio a fare lo stesso, ieri ha promesso ai suoi amici europei, con una voce tremante che mescolava imbarazzo e rabbia: “Verrà il nostro turno della nostra generazione e allora torneremo”. Ci contiamo.

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