6 giugno 1944 – Nascita ANPI

Compleanno Anpi: 2006, L’ANNO DELLA SVOLTA

Andrea Liparoto – patriaindipendente.it 13-06-2019

Oggi l’associazione è aperta a tutti gli antifascisti, oltre che ai partigiani. Ma come, quando e perché fu assunta questa decisione? Fu al congresso nazionale di Chianciano nel 2006 in base alla relazione di Raimondo Ricci, allora vicepresidente nazionale

Il 2006 è l’anno della svolta per l’Anpi.

Nel corso, infatti, del Congresso nazionale che si tenne a Chianciano Terme nei giorni 24, 25 e 26 febbraio, fu approvata la modifica statutaria che consente anche ai non combattenti di iscriversi all’Associazione.

Una decisione che con antico e ben meditato senso di responsabilità le partigiane e i partigiani hanno assunto per permettere all’Anpi di continuare a vivere, e quindi proseguire la sua missione di memoria attiva, anche in quel futuro ineluttabile che vedrà la scomparsa di tutti i combattenti per la libertà.

Protagonisti del lavoro di elaborazione del testo della modifica, oltreché motori del dibattito, furono tre illustri e infaticabili dirigenti nazionali: Tino Casali, Gianfranco Maris e Raimondo Ricci.

Proprio di quest’ultimo (che fu Presidente nazionale dal 2009 al 2011) riproduciamo di seguito, integralmente, la relazione che non solo illustrava le motivazioni e i passaggi da compiere per la svolta ma forniva anche un quadro dell’attualità politica comparato alla lotta partigiana e all’impegno costituente.

Ci è parso il modo più utile per far ben comprendere al lettore la portata storica della vicenda ma anche per rendere omaggio ad una figura di primo piano dell’Anpi. Il Congresso di Chianciano pose, dunque, le basi per un ingresso operativo nell’Associazione, in piena continuità con gli ideali e i principi della Resistenza, degli antifascisti. Continue reading Compleanno Anpi: 2006, L’ANNO DELLA SVOLTA

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Compleanno Anpi: LA NASCITA

Lucio Cecchini – patriaindipendente.it 13-06-2019

La costituzione a Roma il 6 giugno 1944. L’appello ai partigiani del 26 settembre 1944

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia fu costituita nel giugno 1944, con un atto di cui si è perduta traccia formale, dal Comitato centrale di Liberazione Nazionale. È quanto afferma Luigi Gaiani, il quale indica, per questa decisione, la data del 6 giugno. Per Arrigo Boldrini, invece, l’iniziativa fu della Giunta Militare delle stesso CLN. Le due versioni nella sostanza finiscono per coincidere nell’attribuire la decisione al CLN.

Comunque, il 26 settembre 1944 fu diffuso questo appello che possiamo considerare il primo atto riguardante l’Associazione:

«Partigiani d’Italia! Mentre gli Eserciti Alleati affrontano vittoriosamente l’ultima fase della lotta contro il nazismo, le forze partigiane d’Italia continuano a coprirsi di gloria riscattando a prezzi di sacrifici di sangue il buon nome e l’avvenire del nostro Paese. La fiamma ideale che ha sorretto gli intrepidi pionieri dell’Italia Democratica non deve disperdersi con la liberazione del territorio nazionale: deposte le armi i loro compiti non sono finiti. La stretta comunione di intenti e di opere che li ha animati nell’azione militare, deve perpetuarsi nell’attività civile. Non il baratto del sacrificio con privilegi e prebende deve essere il fine, ma – come si addice alle forze più sane e vigorose dell’antifascismo italiano – la difesa e la ricostruzione della Patria. È tempo che un unico sodalizio avvolga ed assista con solidarietà fraterna tutti i reduci della guerra partigiana, rigorosamente scrutinati da organi ufficiali, perché sui genuini combattenti non ricada il discredito delle false etichette e delle inconfondibili speculazioni, ed è ben giusto che ne prendano iniziativa i centri politico-militari che han guidato la lotta in periodo clandestino. Il Comitato centrale di L.N., che già durante la sanguinosa vigilia ha unificato con una giunta militare, espressa dal suo seno, le bande ed i gruppi d’azione antinazisti nel Corpo Volontari della Libertà, rivendica l’onore di promuovere la fondazione della grande famiglia partigiana. A tale scopo fa appello a tutti i partigiani d’Italia, di provenienze civili, militari e senza distinzione di partito politico, affinché si uniscano nella Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, unico organo di raccolta, di rappresentanza e di assistenza, dei Volontari della Libertà. Nell’ANPI essi eleggeranno liberamente, con metodo democratico, i propri dirigenti. I Comitati Provinciali di L.N. sono frattanto invitati a promuovere la costituzione delle sezioni locali dell’Associazione. Partigiani d’Italia! Voi che, compiuto ormai l’eroico dovere militare, guardate con legittima ansia il difficile presente; e voi anche che, ancora impegnati nell’aspra e sanguinosa lotta oltre la Linea Gotica, raccogliete attraverso lettere la commossa voce della Patria, apprestatevi a rinsaldare le vostre schiere per difendere negli ardui compiti della vita civile quegli stessi ideali che vi hanno infiammati nella lotta armata. Viva la libertà! Viva la Democrazia! Viva l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia! – II Comitato centrale di Liberazione Nazionale».

Da: Lucio Cecchini ,“Per la libertà d’Italia per l’Italia delle libertà” – Profilo storico dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – vol. 1° (1944-1960)

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Nasce l’ANPI

logo ANPI

L’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con i suoi oltre 120.000 iscritti, è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel Paese. Fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista.

Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita  la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale  dei partigiani. 

Il 4 giugno 1945, con la liberazione del nord,  venne costituita  a Milano l’ANPI – Comitato Alta Italia. Ad entrare a far parte della Presidenza furono i componenti del Comando Generale del CVL, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell’unità della Resistenza anche nell’ANPI: Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri, Luigi Longo, Enrico Mattei, Giovanni Battista Stucchi, Mario Argenton. Nel Comitato esecutivo figuravano Arrigo Boldrini “Bulow”, Cino Moscatelli e Guido Mosna.

Il 27 giugno 1945, il Comitato provvisorio dell’ANPI di Roma  e il Comitato Alta Italia si fusero dando vita all’ANPI Nazionale.  L’Associazione ebbe una sua rappresentanza alla Consulta Nazionale i cui lavori si svolsero tra il settembre 1945 e il referendum istituzionale dell’anno successivo. Mentre l’Associazione nazionale combattenti ebbe 8 consultori e quella dei mutilati e invalidi di guerra 4, all’ANPI ne furono assegnati 16, a conferma del prestigio di cui godeva.   Erano così suddivisi:   3 socialisti, 3 democristiani, 3 liberali, 3 comunisti, 2 del Partito d’Azione, 1 del Partito democratico del lavoro e, infine,  un consultore che non apparteneva a nessun partito.

Nello Statuto erano evidenziati gli scopi operativi che la struttura si era prefissata. Tra questi:

  • Restituire al Paese una piena libertà e favorire un regime di democrazia per impedire in futuro il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e assolutismo.
  • Valorizzare in campo nazionale e internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani.
  • Far valere e tutelare il diritto dei partigiani, acquisito, di partecipare in prima linea alla ricostruzione morale e materiale del Paese.
  • Promuovere la creazione di centri e organismi di produzione e di lavoro per contribuire a lenire la disoccupazione.

In particolare questo ultimo punto fu realizzato grazie alla creazione, fin dal 1948, di Convitti-Scuola Rinascita che miravano a qualificare professionalmente giovani ex partigiani e orfani dei caduti. 

Nel corso del primo Congresso del 1947 – dove fu nominato Presidente Nazionale Arrigo Boldrini  “Bulow, prima medaglia d’oro al V.M. della Resistenza, che resterà in carica fino al 2006 – venne ribadito l’impegno della Resistenza a consolidare le Istituzioni e in particolare fu sottolineato che l’antifascismo doveva essere inteso come lotta contro chi minacciava le libertà individuali, negava la giustizia sociale e discriminava i cittadini.

Il Congresso registrò il favore di alte personalità politiche come Umberto Terracini e Palmiro Togliatti. Ma nel 1948 vennero avviate delle vere e proprie persecuzioni contro i partigiani che l’ANPI fronteggiò con vigore. Furono ben 830 i combattenti per la libertà che subirono processi. L’Associazione promosse allora dei Comitati di difesa dei valori della Resistenza con cui avviò una campagna nazionale di sostegno ai partigiani, chiedendo altresì lo scioglimento del neofascista MSI (Movimento sociale italiano) e il riconoscimento ufficiale del CVL come corpo appartenente alle Forze Armate. Questo riconoscimento giunse solamente nel 1958, con la legge 285, e fu un provvedimento di notevole importanza perché confermava e stabiliva definitivamente che la Resistenza, nel travagliato processo di Liberazione, era stata una preziosa comprimaria, responsabile e organizzata: un esercito, a tutti gli effetti.

Nel 1950 le persecuzioni cessarono e si poté continuare l’azione civile per cui i partigiani si erano associati. Col Congresso del 1952 l’ANPI – nella cui Presidenza onoraria figurava anche Sandro Pertini, carica che rivestì per vari decenni – ingaggiò una grande battaglia a favore della pace e contro il riarmo tedesco. Tanti e illustri gli interventi. Tra questi quello di Enrico  Molè, Vice Presidente del Senato. Il 1952 è anche l’anno dell’inizio delle pubblicazioni del mensile Patria Indipendente,  periodico ufficiale dell’Associazione, che negli anni ha costituito un validissimo punto di riferimento nazionale per la conoscenza della storia della Resistenza. Nelle pagine di questo giornale sono corse anche le vicende centrali dell’attualità del Paese.

Un impegno importante è stato anche la valorizzazione del contributo delle Forze Armate alla Guerra di Liberazione e, successivamente, alla garanzia dell’ordine democratico e alla salvaguardia della libertà nei Paesi di tutto il mondo.

Negli anni ‘60 è continuata l’attenzione dell’Associazione – con frequenti interventi e prese di posizione –  a tutti i grandi temi nazionali e internazionali, che hanno coinvolto le istituzioni ed il vivere sociale. Da segnalare, tra le tante iniziative, la Conferenza del 9 marzo 1965 – indetta dall’ANPI –  dal titolo “La solidarietà degli antifascisti italiani al popolo spagnolo in lotta per la libertà”  contro il regime franchista  e poi la celebrazione della “Giornata della donna nella Resistenza” intesa a valorizzare fortemente il ruolo prezioso delle partigiane nella lotta di Liberazione.

L’avvio degli anni ’70 porta una notizia entusiasmante per l’ANPI e l’intero universo antifascista e democratico: la nomina a Capo di Stato Maggiore della Difesa del Generale Enzo Marchesi, ex partigiano.  
Nel 1971, quindi,  per il venticinquennale della Repubblica, l’Associazione diffuse un importante documento contenente un significativo riferimento alle Forze Armate. In un passaggio si dichiarava: “Le Forze Armate italiane oggi possono guardare l’avvenire con la certezza di rappresentare tutta la Nazione, tutte le forze democratiche nell’ambito della lealtà costituzionale, poiché esse sono e debbono essere al servizio non di una fazione, come accadde durante il fascismo, ma di tutto un popolo”.

Una grande battaglia che ha connotato e permeato la vita dell’ANPI in questi anni è stata quella contro il terrorismo. In un convegno, organizzato il 17 novembre 1977, la posizione fu netta: “I Partigiani, che hanno combattuto con le armi in pugno per sconfiggere il terrore fascista e nazista, per conquistare la pace,  la libertà e la democrazia, esprimono tutta la loro esecrazione nei confronti di chi vigliaccamente colpisce inermi cittadini per seminare  sgomento e rovesciare le Istituzioni conquistate con tanti sacrifici dal popolo italiano”.

Gli anni ’70 si chiudono con un avvenimento storico: l’elezione a Presidente della Repubblica, nel 1978, di Sandro Pertini, valoroso partigiano e membro della Presidenza Onoraria dell’ANPI. C’e da dire che non poche furono le figure del mondo delle Istituzioni a svolgere ruoli di dirigenza all’interno dell’Associazione: ricordiamo per tutti, oltre al già citato Pertini, Ettore Gallo, Presidente della Corte Costituzionale dal 1991 al 1992, Lionello Levi Sandri, Commissario Europeo dal 1961 al 1970 e Presidente del Consiglio di Stato, Leonetto Amadei, Presidente della Corte Costituzionale dal 1979 al 1981 e Andrea Viglione, Capo di Stato Maggiore della Difesa dal 1975 al 1978.

Gli anni ’80 si aprono per l’ANPI con la denuncia forte contro le malefatte della loggia P2 e il pernicioso intreccio tra terrorismo e mafia. E contro la corruzione politica. Scriveva proprio Leonetto Amadei in un editoriale pubblicato sul numero del 25 aprile 1983 di Patria Indipendente: “Ci si trova di fronte alla manifestazione di un tumore maligno che appesta e distrugge l’elemento principe per cui si ritiene valida e apprezzabile la guida di un Paese, vale a dire la fiducia verso chi conduce politicamente la collettività o la amministra in modo che appaia giovevole il mantenimento delle redini in quelle mani”. Il 1988 ha visto l’Associazione  impegnata nella realizzazione di una grande manifestazione, alla presenza del Capo dello Stato Francesco Cossiga, in occasione del quarantesimo anniversario della Costituzione Repubblicana. Da segnalare inoltre il 4 e 5 marzo a Perugia il Convegno “Costituzione-Forze Armate” e lo speciale di Patria Indipendente – ripreso ed elogiato poi anche dalla Rivista Militare – sul 4 novembre, per la Giornata delle Forze Armate.
In totale gli anni ’80 registrano ben 49.000 iniziative dell’ANPI.

Dal 1990 ad oggi, l’Associazione ha affrontato, con la solita e solida fedeltà alle Istituzioni democratiche nonché determinazione morale, le tante questioni nazionali che hanno caratterizzato questi due decenni. Da “Tangentopoli” alle offensive mafiose,  alla grande battaglia contro i gravi tentativi di modifica della Carta Costituzionale, che portò all’esito vittorioso del referendum del 2006, fino alla dura opposizione nel 2009 al progetto di legge 1360 – poi bloccato –  con cui il Governo intendeva equiparare i repubblichini di Salò (un esercito irregolare, oltreché subordinato ai nazisti nei loro crimini) ai partigiani. E, da ultimo, la battaglia, condotta con esito positivo nell’agosto 2011, per ripristinare le festività civili, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, minacciate di essere soppresse con la manovra finanziaria del Governo. 

Oggi l’ANPI è ancora in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione, quindi della democrazia, e nella promozione della memoria di quella grande stagione di conquista della libertà che fu la Resistenza.  

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