NO. Non può nascere così una – nuova? – Costituzione

DEF-BANNERRingrazio le compagne e i compagni dell’ANPI che mi hanno chiesto una riflessione sulla recente “riforma” costituzionale. Ho accettato molto volentieri. E’ di questo che c’è – ci sarebbe – molto bisogno. Di confronto, di discussione, di merito e di metodo. Il clima che – invece – si sta creando su un tema che dovrebbe, per il peso che ha, essere trattato con la massima calma e serietà, non mi piace. E’ un clima di sfida, che rischia di incrinare in modo grave l’unità nazionale, già debole per ataviche storiche ragioni e per una crisi economica e psicosociale senza precedenti nella storia della Repubblica. Se nei prossimi mesi – e da subito – il clima non cambia, chiunque vinca questo referendum avrà di fronte un paese spezzato.

Non deve accadere. Chiunque di noi abbia a cuore il senso della politica e le sorti della Repubblica, deve sottrarsi alla tentazione del trappola amico/nemico.

Premetto che scrivo a titolo personale, e non come portavoce dei Comitati referendari per il NO della provincia di Ravenna. E, nel mio procedere, di fronte ad ogni questione, la mia prima necessità è sempre ricercare – deformazione professionale di insegnante di storia – significati non avulsi dal contesto, e la comparazione fra il prima e l’oggi che viene configurandosi.

referendum_1Quando, nel 2006, vincemmo il referendum con un grande NO allo stravolgimento della costituzione, l’importante risultato fu l’esito di un forte impegno di tutto il mondo democratico, politico, sindacale, associativo. Pensammo, allora, di avere messo in sicurezza, almeno per il tempo storico che ci è concesso di vivere, la Costituzione del 1948. Non abbiamo mai pensato che la Costituzione sia intoccabile. Molte revisioni puntuali sono state compiute, nei decenni trascorsi. Un’unica revisione robusta – siamo stati molto disattenti, da ogni parte, allora – fu la modifica del titolo V. Una rincorsa pseudo “federalista”? Un referendum indetto da un “nostro” governo – fu una scelta sbagliata – confermò la modifica. La riforma non toccava la centralità del parlamento. Ci sembrò che andasse bene. Abbiamoreferendum2 avuto fiducia. Abbiamo sbagliato. Lo dice – oggi – chi fece quella riforma allora. Un pasticcio di difficile gestione e ricomposizione. Che avrebbe dovuto insegnarci molte cose. La prima. Non si gioca “pesante” con la Costituzione. La seconda. Sulla Costituzione va costruita l’unità della nazione, non la forza di un governo. Lo ha detto pochi giorni fa – tardivamente – un uomo saggio come Alfredo Reichlin.

La riforma costituzionale che bocciammo nel 2006 intendeva affidare alla “libera” scelta delle Regioni questioni universali come la scuola e la sanità, incrinando “l’uguaglianza”, e di fare della presidenza del Consiglio un premierato assoluto, che indeboliva ruolo e funzioni del Parlamento. “Governare con questa Costituzione è un inferno”, diceva Berlusconi. Non a caso, volle anche la legge elettorale Porcellum, per ottenere per via elettorale quello che era più complicato avere a Costituzione vigente. Il Porcellum, con il quale è stato eletto l’attuale Parlamento, è stato dichiarato in molte parti incostituzionale. E la legge elettorale detta Italicum non migliora la situazione se, di nuovo – come la legge prevede – una minoranza può diventare ampia maggioranza in Parlamento.

Non è un caso che nel 2006 l’ANPI sia stata in prima linea nella campagna referendaria. La Costituzione è un inferno? Per i partigiani era/è orrendo sentire definire in questo modo il frutto più importante della Resistenza.

senatoQui oggi siamo. In una situazione impensabile, dopo la vittoria nel 2006. Una “riforma” che mentre “sembra” valorizzare le Regioni con un Senato delle autonomie, in realtà disegna un Senato non elettivo, di 100 “nominati”. Mentre, dice la Costituzione, la sovranità appartiene al popolo, che la esercita in primis votando. Una testa, un voto. In Italia ormai non è più così da molto tempo. In contemporanea, la legge detta Sblocca Italia sottrae alle Regioni e ai Comuni controlli e poteri. Accentrare, ridurre controlli, indebolire contrappesi. Questa sembra essere la tendenza in atto.

Inoltre, c’è qualcosa di grave – dal punto di vista della storia e, quindi, della politica che non voglia essere propaganda – in questo ridare alla Costituzione la responsabilità dei mali italiani. Quali sono i mali italiani? Scarso senso civico, corruzione infiltrata in ogni dove, clientelismo, populismo ricorrente.

Partitocrazia. Iniziò Pannella, a parlarne. Lo guardai con sospetto. Poi arrivò Berlinguer, che vide il nesso diretto fra partiti pigliatutto e questione morale. Danni gravi dovuti in gran parte all’avere messo nel cassetto – quasi nessuno è, da questo punto di vista, innocente – lo spirito della Costituzione.

La Costituzione rallenta i processi decisionali? Ma il presidente del Consiglio sottolinea sempre quanto – e velocemente – è riuscito a fare in poco tempo, e con questa Costituzione. Non vediamo la contraddizione?

Costituzione italiana testo originale in tecaInoltre, la retorica dei costi della politica da abbassare è dannosa per la salute democratica. Allude all’inutilità – o quasi – delle Istituzioni. Qualcosa di netto, invece, si sarebbe potuto fare, e avrebbe avuto, credo, pochi oppositori. Un monocameralismo che, se attuato negli anni Settanta, sarebbe stato buona cosa, e che, anche oggi, troverebbe pochi oppositori. Lo ha ricordato in questi giorni lo stesso Zagrebelsky. Purché la Repubblica abbia sempre al centro il Parlamento – non dimentichiamo mai che siamo in Italia, dove la tentazione di affidarci a un capo forte è ricorrente e pericolosa – e una legge elettorale che garantisca pienamente la rappresentanza popolare. Quindi, né Porcellum, né Italicum.

Apprezzo, quindi, la scelta della nostra ANPI di essere anche in questa occasione in prima linea.

Inoltre, sottolineo un aspetto sul quale troppa enfasi è stata dispensata, a piene mani. La “riforma” costituzionale sulla quale ci esprimeremo il prossimo ottobre, riguarda un cambiamento costituzionale che non va agganciato alla sorte di un governo. Sono due binari distinti. Togliatti fu allontanato dal governo, nel 1947. Ma l’impegno del suo partito nella costruzione costituzionale dell’Italia nuova rimase forte. Nel mio caso, non auspico affatto la caduta del governo Renzi. Di nuovo i binari sono distinti e il presidente del Consiglio non deve confonderli. Se vincerà il NO, come auspico, nessuno – nel nostro Comitato, nazionale e locale – gli chiederà le dimissioni del governo. Sono convinta che il governo Renzi non sia il peggiore dei governi possibili.

Ma se questa “riforma” e questa legge elettorale procedono insieme, ci troveremmo veramente in un’altra – e peggiore – Repubblica.

Preferirei di NO!

Maria Paola Patuelli
Ravenna, 27 maggio 2016

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