52bis - Gli ebrei nella Resistenza durante
l'autunno-inverno 1944/45 :
il contributo della "Brigata Ebraica" *
Sul
finire del 1944 il rallentamento delle operazioni militari alleate rinvigorì i
tedeschi ed i fascisti. Frequenti furono i rastrellamenti di uomini da mandare
al lavoro nelle industrie mentre, con numerosi bandi precetto. Il Ministro della
difesa della Repubblica di Salò, Rodolfo Graziani, minacciava la pena di morte
per i disertori ed i ribelli armati. Le azioni antipartigiane presero di mira
ripetutamente le valli piemontesi, l’Oltrepo pavese, la Liguria e l’Emilia
Romagna: tra le numerose vittime cadevano anche molti partigiani ebrei, tra cui
il “più giovane partigiano d’Italia”, Franco Cesana, morto a soli 13
anni, il 14 settembre 1944, sull’Appennino modenese quando operava come
staffetta presso la formazione “Scarabello” della divisione “Garibaldi”.
In quei giorni entrava in azione un nuovo gruppo impegnato nella Resistenza: la
“Brigata Ebraica”.
Nell’inverno del 1944, il governo inglese, dopo moltissime esitazioni, autorizzava la formazione di una brigata di 5000 ebrei volontari da inviare in Europa per combattere contro i nazi-fascisti. La brigata combatté con coraggio sotto la propria bandiera (bianca ed azzurra con la stella di David azzurra al centro); quella stessa bandiera che, il 14 maggio 1948, diventerà la bandiera dello Stato di Israele. La “Brigata Ebraica” era composta di soli volontari: circa il 20% provenienti dalla Palestina, il rimanente dal resto del mondo (soprattutto dalle grandi comunità ebraiche polacche e russe). Dal punto di vista militare la brigata era composta da un battaglione di fanteria corazzata. Dopo la costituzione ed un breve periodo di addestramento in Egitto, l’unità fu fatta sbarcare nell’Italia del sud e risalì la penisola lungo il versante adriatico.
La
“Brigata Ebraica” contribuì a liberare gran parte dell’Emilia
Romagna dai nazi-fascisti; in modo particolare fu impegnata in furiosi e
sanguinosi combattimenti in terra di Romagna, lungo la zona d’operazione
corrispondente allo sfondamento della “Linea Gotica” nella valle del Senio,
nei pressi di Imola. In quella battaglia, la “Brigata Ebraica” portò a
termine uno dei pochi assalti frontali, a baionetta sguainata, di tutto il
fronte italiano. Molti storici sostengono che quella battaglia fu la più
sanguinosa di tutta la campagna d’Italia; la “Brigata Ebraica”, composta
da soli volontari, con formazione prevalentemente non militare, registrò
numerose perdite. A commemorare tutti coloro che diedero la propria vita per
liberare questa parte della nostra Patria, è stata posta una lapide presso il
cimitero militare di Piangipane. In Piazza Garibaldi a Ravenna una lapide di
marmo (posta il 15 maggio 1995 nel 50° anniversario della Resistenza e
Liberazione) ricorda gli ebrei assassinati dai nazi-fascisti residenti,
rastrellati e catturati nella provincia di Ravenna ed i 45 giovani volontari
della Brigata Ebraica caduti nella terra di Romagna per la Libertà.
La “Brigata Ebraica” partecipò alla liberazione delle principali città romagnole: Ravenna, Faenza, Russi, Cotignola, Alfonsine ed Imola. Nel 1945, nello schieramento delle truppe alleate a sud del fiume Senio, la “Brigata Ebraica” combatté insieme ai gruppi di combattimento “Friuli” e “Cremona”. Al termine delle ostilità belliche, nel maggio del 1945, la “Brigata Ebraica” ricevette l’ordine di trasferirsi a Tarvisio, punto strategico per la fuga dei sopravissuti ebrei europei alla barbarie nazi-fascista. Contemporaneamente, i membri più attivi della brigata furono inviati in tutte le nazioni europee per aiutare le popolazioni ebraiche a ritornare a vivere, in modo particolare furono impegnati nell’opera di assistenza agli orfani ed agli ebrei che scelsero di andare a vivere in Israele.
Gli ebrei italiani furono molto attivi nei vari movimenti antifascisti; molti furono inviati al confino (Carlo Levi, Raffaele Cantoni, Vittorio Foa, Emilio Sereni, Umberto Terracini, ecc..), altri furono torturati ed assassinati (i fratelli Carlo e Nello Rosselli, Leone Ginzburg, Matilde Bassani, Mario Jacchia, Eugenio Curiel, Eugenio Colorni, Emanuele Artom, Ildebrando Vivanti, Enzo Sereni, Rita Rosani, Riccardo Pacifici, Nathan Cassuto, ecc..). Delle migliaia di ebrei italiani deportati lagher nazi-fascisti pochissimi ritornano nelle loro case (Primo Levi, uno di questi, testimoniò questa sofferenza infinita nei suoi libri). Solo a Roma, dal rastrellamento del vecchio ghetto del 16 ottobre 1943 fino alla liberazione della capitale (4 giugno 1944) i deportati furono, complessivamente, 2091 (1067 uomini, 743 donne, 281 bambini). Di questi deportati nei campi di sterminio ritornarono 73 uomini, 28 donne e nessun bambino. Alla fine del 1945, quando l’Italia riscopriva la libertà e la democrazia, la piccolissima Comunità Ebraica Italiana (circa 41.000 persone al momento del censimento delle famigerate leggi razziali del 1938), iniziava a contare le sue vittime. Secondo i più recenti dati forniti dalla “Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea” di Milano, ammontano a 7049 martiri, tra i quali i 77 ebrei uccisi alle Fosse Ardeatine insieme ad altri 258 italiani ed alle migliaia di uomini, donne e bambini assassinati nei campi di sterminio nazi-fascisti.
Ogni
anno, una delegazione di reduci, combattenti e loro familiari proveniente da
Israele, accompagnata dall’Ambasciatore di Israele in Italia, dagli addetti
militari israeliani, dalle autorità politiche e militari della Provincia e del
Comune di Ravenna, rende onore ai gloriosi combattenti della “Brigata
Ebraica”, presso il cimitero militare di Piangipane, che ha contribuito a
liberare la nostra terra dalla barbarie nazi-fascista. Al riguardo è importante
ricordare che il 25 Aprile 2003, in Piazza Venezia (Foro Traiano) a Roma, è
stata organizzata un’importante cerimonia per ricordare la “Brigata
Ebraica”, con il patrocinio del Comune di Roma, della Comunità Ebraica
Italiana, dall’Associazione Italia-Israele e dell’Associazione Amici di
Israele. A tale cerimonia hanno partecipato il Sindaco di Roma, On. Walter
Veltroni, ed il Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma, Rav. Riccardo Di
Segni. La storia eroica ed avventurosa dei combattenti della “Brigata
Ebraica” si può leggere in un bel libro di recente pubblicazione (H. Blum
“La Brigata”, Edizioni Il Saggiatore 2002).
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Professor Cesare Baccini, direttore del Laboratorio di Farmacologia e Tossicologia nell'Ospedale di Ravenna, docente universitario di Biochimica, Tossicologia e
Chimica-Fisica Biologica nelle università di Pisa, Bologna, Modena.