ANPI Ravenna

Cuore Resistenza Libertà

ANPI Ravenna - Cuore Resistenza Libertà

La Spagna nel Cuore – I combattenti Antifranchisti Ravennati – #2/2015 & #3/2015

Monumento

Continua la presentazione delle schede dei Combattenti Antifranchisti di Ravenna.

Le schede sono tratte da Resistenza Libertà #2/2015 e Resistenza Libertà #3/2015

Nel numero #2 le schede di Orioli Attilio, Pasotti Giuseppe, Ragazzini Domenico

Nel numero #3 le schede di Ricci Giulio e Rossi Ludovico

Consultatele cliccando QUI e nella sezione Progetti ANPI.

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Bergoglio e pregiudizio

MASSIMO GRAMELLINI, La Stampa, 18.06.2015

Muro_Ungheria_SerbiaGli eventi sono talmente enormi che anche la soluzione migliore sembra minuscola. Figurarsi quelle meschine, spesso grottesche.

Salvini polemizza col Papa sui migranti e già trovare quei due dentro lo stesso titolo infonde un senso surreale di straniamento: come abbinare Einstein al Mago Oronzo. Ma è un po’ tutto il meccanismo della comunicazione a essere uscito dai gangheri. Nella sua invettiva contro Roma zozzona, l’untorello Beppe Grillo – ormai la vera zavorra del suo movimento – cita i clandestini accanto ai topi e alla spazzatura tra i possibili portatori di epidemie. Nemmeno i sudisti di «Via col vento» osavano parlare così degli schiavi che affollavano le loro piantagioni di cotone. E il governo ungherese? Per anni ha chiesto a gran voce il proprio ingresso in Europa. Ma ora che lo ha ottenuto decide di alzare un muro lungo il confine con la Serbia per impedire agli altri di entrare. Minacce di peste, fortezze assediate: uno scenario da Medioevo moderno, immortalato dalle immagini dei profughi aggrappati agli scogli della Costa Azzurra come gabbiani stanchi, con il mare intorno e gli yacht dei ricchi sullo sfondo.

«Prendili tu a casa tua». Oppure: «Vadano a stare in Vaticano». I mantra della banalità salvinista si rincorrono sul web e seducono gli animi spaventati dall’inesorabilità del cambiamento, vellicandone gli impulsi più bassi. O noi o loro. Che muoiano pure di fame e malattie, possibilmente lontano dagli obiettivi dei fotografi, per evitare rigurgiti di coscienza e consentirci di partecipare alla prossima Messa in santa pace.

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Se questo è un gatto (10 giugno 2015, Massimo Gramellini)

Profughi_002Sama è partita dal Sudan per raggiungere suo padre a Crotone.

Nella borsa ha infilato pochi stracci e una gatta di dieci mesi, Lola. L’impresa è parsa da subito disperata. Nella storia recente della migrazioni solo due animali hanno varcato illesi il Mediterraneo: una capretta e un felino anziano. Ma nessuno è mai riuscito a sbarcare a Lampedusa.

La ragazza ha praticato quattro fori nella borsa e nascosto la cucciola a trafficanti e doganieri, tirandola fuori soltanto la notte nel deserto libico per brevi passeggiate sotto il cielo stellato. Poi la traversata, il barcone, la paura, il rimorchiatore inglese che le porta in salvo a Lampedusa. E la gatta che mette la testa fuori dalla borsa e viene smascherata. La ragazza urla che non vuole scendere senza di lei, mentre la borsa ondeggia tra le mani di un soldato che sta per buttarla a mare. Ma siamo in Italia e scatta l’Operazione Gatto. Il sindaco si precipita sul molo, e dietro il sindaco il medico, e dietro il medico i volontari, i carabinieri, gli animalisti, i semplici cittadini: giù le mani da Lola, è già diventata patrimonio nazionale. Dopo l’inevitabile quarantena, potrà ricongiungersi alla sua umana di riferimento.

ProfughiUna storiella marginale, persino stucchevole, che farà dire a qualcuno che in questa parte di mondo siamo più affezionati alle bestie che alle persone. Eppure, agli occhi di molti, l’odissea della gatta Lola ha semplicemente umanizzato i migranti. Una ragazza sudanese che scappa col suo animale domestico non è più una clandestina, ma una come noi. Chissà se Maroni ha un gatto.

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